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Quarant'anni fa l'assassinio di Walter Tobagi. Mattarella: "Ucciso dalle Br perché giornalista libero"

Mauro Barzagna
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Giorno non qualunque il 28 maggio, sia per l'Umbria che per l'Italia. Quarant'anni fa veniva ucciso a Milano Walter Tobagi, giornalista del Corriere della Sera e presidente dell'associazione lombarda dei giornalisti, nato a Spoleto il 18 marzo 1947 e assassinato il 28 maggio 1980 dalle Brigate Rosse. Toccante il ricordo che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto fare di Tobagi in un articolo sul Corriere della Sera: "Questo giorno di memoria è importante per il Corriere della Sera, che ha avuto in Tobagi una delle sue firme più prestigiose, e lo è per tutta la stampa italiana: la società è cambiata in questi decenni, ma la sfida della libertà, dell'autonomia, dell'autorevolezza della professione giornalistica è sempre vitale. Il desiderio di scavare nella realtà per portare alla luce elementi nascosti, oltre a essere buon giornalismo, aiuta anche a trovare semi di speranza. Di questo abbiamo bisogno". "Per il suo giornale - scrive il capo dello Stato - Walter Tobagi è più di un simbolo: è esempio di un giornalismo libero, che non si piega davanti alla minaccia, che non rinuncia allo spirito critico nel raccontare la realtà, che vive nel pluralismo". "Walter Tobagi fu ucciso barbaramente - scrive Mattarella - perché rappresentava ciò che i brigatisti negavano e volevano cancellare. Era un giornalista libero, che indagava la realtà oltre stereotipi e pregiudizi, e i terroristi non tolleravano narrazioni diverse da quelle del loro schematismo ideologico".