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Il vescovo Piemontese visita i detenuti nel carcere di Sabbione

Roberto Minelli
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Nell'ambito degli incontri in preparazione al Natale, il vescovo Giuseppe Piemontese ha fatto visita ai detenuti della casa circondariale di vocabolo Sabbione a Terni, la prima sua visita in carcere dopo la nomina a vescovo della diocesi di Terni Narni e Amelia.  GUARDA LE FOTO Padre Piemontese accolto dalla direttrice del carcere Chiara Pellegrini, dal comandante della polizia penitenziaria Fabio Gallo, dal cappellano del carcere padre Rino Morelli, ha incontrato numerosi detenuti visitando le varie sezioni del carcere e intrattenendosi a lungo con loro, portando in dono a ciascuno per il prossimo Natale la croce francescana del tau e un biglietto che riproduce l'affresco di Giotto nella basilica superiore di Assisi raffigurante la liberazione di un prigioniero e i due papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II in occasione della loro visita in carcere. “Sono contento di essere qui e di poter augurare a voi un felice Natale – ha detto il vescovo -. Il tempo di Natale, per chi non lo trascorre come vorrebbe, può essere anche un tempo amaro specie quando si è lontani dalla famiglia. Ognuno conserva dei ricordi belli del Natale che vorremmo rivivere e rinnovando la speranza nel Signore che non delude mai. Tutto richiama a Cristo che assume su di sé l'umanità intera, anche quella dei bassifondi, quell'umanità che è venuto per rialzare. Ed il tempo che trascorrete in carcere non deve essere visto come tempo perso, ma un tempo per riflettere, per crescere e sperimentare la misericordia del Signore che non abbandona mai nessuno, ma accoglie tutti. Questo è il senso del Natale ed è importante celebrarlo anche qui, perché la sofferenza è motivo di redenzione e di riscatto”. Un incontro all'insegna della fraternità e dell'accoglienza che è stata l'occasione anche per conoscere la realtà carceraria di Terni. I detenuti hanno ringraziato il vescovo per la visita e donato degli oggetti in legno realizzati da loro. “In questo periodo di Natale la detenzione è più difficile da vivere e il pensiero va alle nostre famiglie – ha detto un detenuto leggendo una lettera rivolta al vescovo -. Con il suo arrivo si è rinnovato un clima d'incontro con la diocesi, con la disponibilità di tutti a costruire possibilità di integrazione assistenziali e lavorative per dare un senso alla nostra pena che altrimenti resterebbe fine a se stessa. La preghiamo di farsi portavoce presso la comunità delle nostre speranze e ci uniamo a lei nella preghiera perché con l'aiuto di Dio troviamo una realizzazione. Siamo consapevoli di dover pagare per gli errori commessi, ma il tanto decantato reinserimento sociale non può avvenire passando tutto il tempo in cella senza svolgere nessuna attività. E' questo certo un problema nazionale che in questo periodo di crisi è acuito e anche noi all'interno dell'istituto non abbiano più possibilità di lavorare, ma ci ricorda anche papa Francesco che senza lavoro non c'è dignità”.