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Le discariche non reggono: in arrivo nuovo ampliamento

Alessandro Antonini
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Le discariche non reggono più. La quota residua di 1.270.569 di metri cubi (impianti oggi autorizzati), non basta. Il piano rifiuti, che guarda da qui al 2020, è stato adeguato con una serie di correttivi e nuove soluzioni che prevedono - cassata l'ipotesi di un termovalorizzatore in Umbria - anche l'esportazione di rifiuti speciali in inceneritori di regioni vicine che non raggiungono la saturazione, in base alla nuova norma dello Sblocca Italia. Tra le opzioni spiccano quelli di Cesena e Parma. Un ulteriore ampliamento delle attuali discariche umbre è l'altra via. La valutazione di impatto ambientale per incrementare Belladanza è in corso. Nel “piano di adeguamento”, documento recentemente approdato in commissione regionale emerge che “la capacità regionale di smaltimento si esaurirebbe nel secondo semestre del 2018”. Mentre, “qualora si potesse contare anche sul futuro ampliamento di Belladanza (per 410.000 mc disponibili a partire dal 2018)” ci si potrebbe garantire la copertura dei fabbisogni della gestione dei rifiuti urbani fino al 2020. Senonché “considerando i fabbisogni di rifiuti speciali (70mila tonnellate l'anno) le capacità residue e le tempistiche di saturazione si comprimono ulteriormente e anche considerando l'eventuale volumetria disponibile (di 410.000 mc) a partire dal 2018, a seguito dell'ampliamento della discarica di Belladanza, non ci sarebbe copertura per la gestione congiunta sia dei rifiuti urbani che degli speciali”. Le soluzioni? Chiudere il ciclo con la produzione del combustibile solido secondario (css), da programmare con impianti in coda agli attuali di raccolta (Perugia-Ponte Rio, Foligno-Casone e Terni-Asm), per poi eventualmente portare anche in questo caso all'esterno in base all'accordo stipulato il 3 luglio tra la Regione ed il consorzio Ecocarbon “finalizzato a verificare le effettive possibilità di destino a recupero energetico del combustibile ottenibile dai processi di raffinazione”. Certo, non sono escluse cementerie e centrali. “A partire dal 2017 - è scritto nel piano - si stima una produzione di css combustibile di 61.472 tonnellate che potranno essere destinate al recupero energetico in impianti non dedicati (cementifici e/o centrali termoelettriche rispondenti ai requisiti previsti dal decreto 22/2013). Come anticipato nell'incipit, il nodo è il problema degli scarti, equiparati a rifiuti speciali: nel 2017 saranno 39.957 tonnellate l'anno e “non è da escludere la possibilità di avvio ad altri destini quali il recupero energetico in impianti dedicati collocati al di fuori del territorio regionale”.