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Foligno, il forno Pizzoni regala pane e pizza alle famiglie che hanno bisogno

Alfredo Doni
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di Alfredo Doni "Il pane quotidiano, a nostro avviso, non è solo un diritto dell'individuo, ma una delle precondizioni del vivere civile e la sua condivisione ci sembra, specie oggi, un gesto doveroso di umanità”. Firmato Carla Ortolani, Ivan Pizzoni, Fabio Tapponi. I tre soci titolari del Forno Pizzoni, in attività del 1935 e diventato un'istituzione per la città di Foligno, hanno deciso di regalare pane e pizza a chi in questo periodo di crisi sanitaria ed economica non ha soldi a sufficienza per fare la spesa. Il forno, che si trova a Largo Volontari del Sangue, nella piazzetta dove fino a qualche anno fa si affacciava il vecchio ospedale, fa orario continuato dalle 6 alle 15 e quando è il momento di chiudere, il pane e la pizza che sono rimasti invenduti vengono imbustati e sistemati davanti alla vetrina della pasticceria Merendoni che si trova lì vicino: qui, su una tavola, chi può lascia generi alimentari (pasta, pomodoro, prodotti in scatola), chi ha bisogno li prende e li porta a casa. Una meravigliosa catena di solidarietà. “Con la nostra iniziativa non vogliamo far altro che dare un piccolo aiuto alle moltissime famiglie che in questo momento, loro malgrado, si trovano ad affrontare una fase di grande difficoltà e non solo dal punto di vista finanziario. Il pane, prima che un prodotto alimentare, è un vero e proprio simbolo, che trae la sua forza dai gesti della quotidianità, dal tacito rituale che si rinnova ogni giorno, da secoli, sempre uguale”, spiegano Carla, Ivan e Fabio che, insieme, gestiscono anche l'Osteria Bacerotti, in stand by in attesa che cessi il lockdown. Segnalato sulla prima Guida del Gambero Rosso dedicata ai luoghi e agli artigiani del pane, il forno aprì a Vescia (frazione a pochi chilometri da Foligno) nel 1935 su iniziativia di Antonio Pizzoni. Qualche anno dopo l'attività venne spostata a Foligno dove si trova ancora oggi. “Mio nonno fu tra i primi, se non il primo, a puntare sul pane realizzato con farina integrale macinata a pietra”, racconta Ivan Pizzoni. “Nel dopoguerra, in realtà, molti non gradivano questo tipo di pane di colore scuro, tra l'altro un formato da 2,5 chili, e preferivano comprare quello bianco. Ma mio nonno non ne ha mai voluto sapere: ‘il pane è così', diceva. Solo agli inizi degli anni Novanta arrivò il grande successo di questo pane particolare che con il tempo è diventato il nostro prodotto di punta, apprezzatissimo. Naturalmente oggi offriamo un'ampia scelta di pane, ma il tipo ‘nero' lo sentiamo nostro”, aggiunge Ivan. Pane ma non solo, perchè tra le specialità della casa c'è il maritozzo con la panna: provare per credere, le parole non rendono giustizia.