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Calano i reati, Bocci: "Merito di forze dell'ordine e magistratura"

Il sottosegretario Bocci

Alessandra Borghi
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Un 2014 migliore del 2013. Così i dati del ministero dell'Interno raccontano per l'Umbria dei reati, in riferimento al periodo gennaio-ottobre di quest'anno. Perché in entrambe le province il trend complessivo è decrescente: -13,7 per cento in quella di Perugia, -9,4 per cento in quella di Terni. VOTA il sondaggio Quadro esattamente rovesciato rispetto al 2013, quando, in confronto allo stesso periodo del 2012, il trend dei reati nelle due province era risultato in crescita, rispettivamente del 4,3 per cento e del 4,5. “C'è una netta inversione di tendenza”, sostiene il sottosegretario Gianpiero Bocci. Anche i dati relativi ai reati predatori, come furti e rapine, sembrano delineare un quadro diverso e in parte inaspettato dopo il forte allarme che aveva segnato il 2013, soprattutto in relazione ai furti in abitazione. Anche se variazioni col segno “più” spuntano per i furti con destrezza in provincia di Perugia e per scippi e furti d'auto in quella di Terni. Il sottosegretario Bocci sottolinea “l'impegno e la professionalità delle forze dell'ordine e della magistratura” che “ormai da un anno stanno dando risultati importanti e positivi”. Tra le note positive del 2014, cita l'arrivo di rinforzi, né si dimentica del Reparto prevenzione crimine. Bocci sa quanto la percezione dei cittadini possa essere lontana dalle statistiche ufficiali. “Certo, quanto fatto non basta - dice -. Ma la risposta dello Stato, anche grazie alla decisiva collaborazione dei cittadini e di tante associazioni, non si può negare. Forze dell'ordine e magistratura dimostrano di saper indirizzare bene l'attività investigativa. Un certo stato di insicurezza, in realtà, è anche la conseguenza di una situazione complessivamente difficile. Sul sentirsi sicuri incidono fattori quali avere una casa, un lavoro, la speranza che il domani sia migliore del presente, il fatto di vedere o meno la fine della crisi. L'azione repressiva da sola non basta per modificare le percezioni. Servono senso di comunità e un tessuto sociale che si dimostri inclusivo”. Ed ecco il messaggio a chi ha visto e forse ancora vede Perugia come “capitale della droga”: “Il presente è un'altra Perugia. Lo si tocca con mano già da un anno e mezzo. Se il problema non è risolto, la dimensione non è più quella di un tempo. Anche perché, a parte gli arresti, sono state intraprese strade alternative ed efficaci, come rimpatri ed espulsioni”. IL SERVIZIO COMPLETO SULL'EDIZIONE DI SABATO 15 NOVEMBRE DEL CORRIERE DELL'UMBRIA