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Coronavirus, #FuoriDalBuio scatta la petizione: "Autorizzate i tamponi a tutti i laboratori in grado di farli"

Sabrina Busiri Vici
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Liberalizzare tutti i laboratori tecnicamente capaci di fare il tampone, con l'obbligo di inviare al ministero tutte le informazioni dettagliate di ogni singolo caso per mantenere una visione centrale dei casi. E' l'appello avanzato dalla petizione #FuoriDalBuio sottoscritta, fino a oggi 19 marzo, da quasi 3 mila persone fra medici, scienziati, ricercatori, ma anche imprenditori, scrittori, intellettuali e artisti. Al comitato-scientifico del Governo si chiede quindi di aumentare la capacità diagnostica. Prevista anche una raccolta fondi per far fronte ai costi. Tra i promotori c'è il fisico Luca Foresti, ad del centro medico Santagostino. "Il Covid-19 si è diffuso in italia con un andamento esponenziale, una crescita che non sembra dare segni di frenata, la strategia di Corea e Singapore di creare trasparenza sui singoli casi e di un uso estensivo dei tamponi sembra essere quella vincente. Conoscere l'esatta diffusione dei positivi o di coloro che hanno avuto il Covid-19 in tempo reale permetterebbe di capire in modo chiaro gli effetti delle politiche di contenimento messe in atto e modificarle rapidamente se è necessario", così  viene emesso in evidenza nel testo della petizione. Luca Foresti, oltre a chiedere di liberalizzare i laboratori privati, è certo che potrebbe rilevarsi molto efficace per una veloce diagnostica anche il metodo seriologico, lo sta adottando la Regione Toscana (500 mila test). Il metodo seriologico, in particolare, mostra l'evidenza di anticorpi del virus nel nostro corpo. "Ancora da dipanare in modo chiaro - specifica  Foresti - quanti giorni ci vogliono prima che il test sia positivo, mentre nel caso del tampone di muco appena diventi virale si vede, anche se non esiste test al mondo dove non ci siano falsi positivi e negativi. Il test seriologico costa molto meno del genetico, ha una risposta immediata e  può essere erogato in tutta sicurezza". Per Foresti la risposta immediata permetterebbe anche di eliminare un altro fattore di rischio: "Aspettare 48 ore, andando avanti con l'epidemia, produce una situazione critica negli ospedali con persone che attendono il risultato e magari possono essere negativi rischiando così di contrarre il virus". Per Foresti la testistica estensiva permette oggi un grande passo avanti: "Individuare gli untori, i cosiddetti positivi asintomatici, che possono stare tra 50 e 70 per cento dei contagiati", specifica. Lo screening a tappeto, secondo Foresti, dovrebbero subito essere praticati a medici e personale sanitario e poi passare ai territori secondo un approccio a cerchi concentrici a partire dalle zone focolaio.