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Coronavirus, i rider chiedono più tutele: "La nostra salute vale più di una pizza a domicilio"

Catia Turrioni
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Coronavirus, i rider si fermano. I fattorini in bici chiedono più tutele e dicono stop alle consegne. La protesta arriva da Bologna. "Seguiamo con preoccupazione le vicende che riguardano il nostro Paese, a maggior ragione perché siamo tra quelle e tra quelli che non possono restare a casa. Siamo lavoratori dipendenti ma sulla carta la falsa autonomia e l'assenza di un contratto ci privano di ogni strumento di difesa e di tutela si legge in un lungo post - Abbiamo lavorato in questi giorni in preda alla paura che in tante e tanti vivono in questo momento così delicato. Viviamo di consegne a domicilio, sono la nostra fonte di reddito - magra, precaria, a cottimo. Ma come abbiamo fatto in altre circostanze sentiamo la necessità di dire che la nostra vita e la nostra salute valgono più di una pizza, di un sushi o di un panino. Lo abbiamo fatto quando le nevicate rendevano impraticabili le strade delle nostre città e le piattaforme si fregavano le mani per approfittare di una situazione in cui la gente non usciva di casa e ordinava online".