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Conto al ristorante? Occhio a mance e altri costi: ecco le regole da sapere per tutelare il portafoglio

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Marina Rosati
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Quando si va al ristorante esistono sia regole che tutelano il nostro portafoglio, sia regole che ci garantiscono la salubrità del cibo. Per questo l'Unione nazionale dei consumatori precisa che si deve anche tenere conto che abbiamo dei doveri nei confronti dei ristoratori che sono quelli di rispettare il loro lavoro e, ovviamente, pagare il conto. Arriva pertanto un semplice decalogo da seguire. Nel menu debbono essere riportati con chiarezza i costi dei singoli piatti; il prezzo indicato include il costo complessivo, ovvero quello delle materie prime, del personale di cucina, del personale di sala e quello delle strutture oltre, ovviamente, il guadagno per il ristoratore. In alcuni menu si può trovare la voce coperto con cui si intendono l'apparecchiatura della tavola, i condimenti (sale, olio, aceto, pepe) e il cestino del pane. Questo costo accessorio dipende dal fatto che nel nostro Paese le regole non sono uniformi e i ristoratori sono spesso liberi di agire come credono. Più semplice, ma complicata è la mancia. In Italia, a differenza di altri Paesi, la mancia non è obbligatoria. Si tratta però di una importante integrazione dello stipendio per il personale che si aspetta una gratificazione dai clienti per il lavoro svolto. Ribadendo che nel menu la voce mancia o qualcosa di simile non dovrebbe essere inclusa, è bene affidarsi al proprio buon senso ricompensando o meno la qualità e l'efficienza del servizio; in termini monetaria un 10% del conto finale sembra essere una equa mancia. Leggi anche: Capodanno, tutti pazzi per l'Umbria: ristoranti sold out. C'è chi paga 200 euro per il cenone