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Coronavirus nei gatti: sintomi, incubazione, contagio e cura. La malattia molto spesso è mortale

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Federico Sciurpa
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La malattia colpisce i gatti. In maniera anche piuttosto frequente: è il coronavirus felino. Ci sono sostanziali differenze fra questo virus che dal nome si può associare alla grave epidemia che ha colpito in prevalenza la Cina. Il coronavirus felino è del tutto diverso e si diffonde solo tra animali, mentre non ci sono prove che il nuovo coronavirus (2019-nCoV), possa contagiare animali da compagnia come cani o gatti. Esistono 2 diversi tipi di virus, secondo quanto riferito da notizie.it che ha dedicato un servizio molto dettagliato all'argomento. Si tratta del coronavirus enterico felino (FECV) che colpisce il tratto digestivo e del coronavirus della peritonite infettiva felina (FIPV) In genere i due virus sono pressoché identici e sono spesso considerati due forme virulente o due biotipi della stessa specie: il coronavirus felino.   La forma non virulenta, la FECV, il cosiddetto coronavirus enterico, è principalmente limitato all'intestino. È lì che si moltiplica e può causare diarrea, a cui sono più facilmente soggetti i gattini, specialmente quando vivono in gruppo con altri gatti. La sovrappopolazione (e quindi il rischio di mutazione in FIPV) è un fattore di rischio per lo sviluppo della peritonite infettiva felina. Sebbene il quadro clinico sia per lo più moderato, l'importanza del virus FECV è dovuta alla sua capacità di mutare, con la conseguente comparsa di una forma molto più grave, la peritonite infettiva (FIPV). Quest'ultima è responsabile dell'infezione, nella maggior parte dei casi cronica, delle cellule epiteliali dell'apparato digerente. Solitamente il periodo d'incubazione varia da uno a quattro mesi e il gatto, una volta infettato, avrà una capacità di difesa variabile in base alla carica virale, alla virulenza del ceppo con cui è stato infettato, alla sua età ed alla sua risposta immunitaria.  Purtroppo la FIP è sempre mortale in maniera più o meno rapida anche se generalmente colpisce in maniera fulminea lasciando al gatto, dal momento della comparsa dei sintomi, poco più d'un mese di vita. Il principale metodo di trasmissione del coronavirus felino è oro-fecale. Un ruolo importante è giocato da gatti clinicamente sani che eliminano il virus nelle feci, che possono rimanere portatori per tutta la loro vita e contagiare altri gatti, oppure ammalarsi essi stessi e sviluppando la forma clinica della malattia. Possono guarire spontaneamente, ma l'immunità acquisita è breve, quindi si contaminano nuovamente dopo poche settimane se vivono in un gruppo dove ci sono degli escretori (portatori sani). Il contagio può verificarsi anche durante la toelettatura vicendevole, o quando i gatti condividono lettiere, ciotole per il cibo o spazzole per la toelettatura. Si stima che il 25-40% dei gatti domestici ne sia infetto. La percentuale di gatti infetti sale all'80-100% per i gatti che vivono in grandi gruppi in case, rifugi o allevamenti. I gatti affetti da FIP possono soffrire di accumulo di liquido nel torace o nell'addome (FIP “umida”), noduli (granulomi) nei loro organi interni (FIP “secca”). Un gatto adulto o un gattino che soffre di FIP mostrerà svariati sintomi diversi, tra cui: febbre, vomito, perdita di appetito, diarrea e nei casi peggiori convulsioni. L'evoluzione della malattia dipende comunque dall'immunocompetenza del soggetto, dalla dose e dal ceppo virale e dal tipo di risposta immunitaria. La cura Oggi i medici veterinari hanno accesso a tecniche specifiche per rilevare la presenza di coronavirus. Tuttavia, questa analisi non fa distinzione tra il coronavirus enterico e il coronavirus che causa la FIP. Ciò significa che non esiste un test specifico per la FIP. Esiste un vaccino per la peritonite infettiva felina, ma la sua efficacia rimane una questione controversa. Poiché il vaccino per la FIP non rientra tra i vaccini core, non viene somministrato a tutti i gattini o ai gatti. Per capire quali vaccini occorreranno al nuovo gattino, è importante parlarne con il medico veterinario. Dopo aver effettuato l'analisi di una serie di fattori, il medico veterinario fornirà le dovute raccomandazioni basate sullo stile di vita del gatto. La prevenzione I trattamenti preventivi sono raccomandati al fine di evitare la diffusione della malattia. La vaccinazione sarebbe la soluzione migliore, oltre all'assunzione di misure igieniche volte a evitare il contagio tra i gatti: tra questa l'uso di diverse lettiere.