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Pannelli fotovoltaici da smaltire come rifiuti venivano rivenduti in Africa: sette arresti, 93 indagati

Alessandro Antonini
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Rivendevano in Africa pannelli fotovoltaici usati, a fine vita, che invece avrebbero dovuto smaltire come "Raee". Rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche. Lì, tra Senegal, Nigeria e Marocco, duravano pochi giorni e poi, è il sospetto degli inquirenti, poi finivano nelle maxi discariche abusive. Tutto gira intorno a una presunta associazione per delinquere ramificata nel Belpese e il centro nevralgico in Umbria. A Gualdo Tadino. Qui c'è il cervello - gualdese, orta dietro le sbarre - e l'azienda crocevia dei traffici, a cui sono stati apposti i sigilli. Un giro da almeno 40 milioni di euro, tanto è il valore dei sequestri effettuali dai carabinieri del Noe e della Dda di Perugia, che stanno conducendo la maxi inchiesta che ad oggi ha portato a 93 indagati, di cui 5 già arrestati e finiti in carcere, due ai domiciliari e 17 gravati dalla misura dell'obbligo di firma. Sono state sequestrate tremila tonnellate di pannelli, presi in sessanta aziende in tutta Italia. Quindici di queste hanno sede in Umbria, come ha spiegato il comandante nazionale del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, Maurizio Ferla. 12 le società poste sotto sequestro. I titolari inconsapevoli dei parchi fotovoltaici portavano nei centri Raee autorizzati di Gualdo Tadino, Traversotolo (Parma), Siracusa, Casale sul Sile e Crespano del Grappa (Treviso) per lo smaltimenti, ottenevano le certificazioni e con questi prendevano i contributi dal Gestore della Rete (Gse). Peccato che queste carte, secondo gli investigatori, siano state falsificate. Per questo è stata seuestrata anche una tipografia sempre a Gualdo. Da qui niente smaltimento dei rifiuti, ma scattava la rivendita come pannelli a un soggetto magrebino che poi le esportava in Africa. In mezzo fatture tarocche e società scatole cinesi. Un meccanismo bene oliato, che però è stato scoperto dai carabinieri del Noe dell'Umbria, guidato da Francesco Motta, che ha permesso di avviare un'indagine unica in Italia. I soggetti colpiti da misure cautelare sono tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alle attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, anche pericolosi, gestione illecita di rifiuti, traffico transfrontaliero illecito di rifiuti, autoriciclaggio, contraffazione.