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Dal Fondo di solidarietà delle chiese aiuti per altre 35 famiglie in difficoltà

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C'è però anche chi restituisce quanto ricevuto. Intanto cresce il fenomeno dell'accattonaggio, specie tra gli anziani

Roberto Minelli
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E' ancora troppo presto per tracciare un bilancio della nuova raccolta di denaro a favore del “Fondo di solidarietà delle Chiese umbre” per le famiglie in difficoltà svoltasi in tutte le parrocchie delle otto Diocesi della regione durante le sante messe di domenica 23 marzo. "Alla vigilia della raccolta – racconta Daniela Monni, direttore della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve – ho ricevuto la visita di una famiglia che ha molto sofferto non solo per la perdita del lavoro di entrambi i genitori, ma per la lunga malattia di uno dei due. Adesso lavorano entrambi e, pur avendo ancora qualche difficoltà, hanno chiesto alla nostra Caritas diocesana come poter restituire quanto ricevuto dal “Fondo” nel momento del bisogno. Questa 'è una carezza di Dio', come la definisce Papa Francesco, e non è isolata". Da quando il “Fondo di solidarietà” è operativo (agosto 2009) sono oltre sessanta i nuclei familiari ad aver rinunciato all'aiuto delle Chiese umbre. Alcuni di questi casi si sono contraddistinti anche per aver restituito il contributo ricevuto. Altro esempio di generosità e condivisione è giunto sempre al Centro di ascolto diocesano della Caritas perugina, dove un giovane ha atteso il suo turno per parlare con gli operatori, ma non per ricevere un aiuto. "Il ragazzo – commentano gli operatori del Centro di ascolto – ci ha consegnato una busta contenente quasi 800 euro, frutto di una colletta spontanea tra giovani di un gruppo di preghiera". Intanto grazie all'organismo pastorale della Carità trentacinque famiglie perugino-pievesi potranno usufruire per tre mesi dell'aiuto del “Fondo di solidarietà”. Come anche i tre nuclei familiari in difficoltà che da questa settimana sono ospitati all'interno del “Villaggio della Carità”. Ma tante forme di povertà rischiano di diventare una vera e propria miseria umana. Non si tratta solo di persone sole, spesso sbandate, e senza fissa dimora, di giovani e meno giovani tossicodipendenti ed alcolizzati… Basti pensare al fenomeno dell'accattonaggio in costante crescita anche tra gli italiani-perugini, soprattutto anziani. Chissà quanti di loro lo fanno spontaneamente o perché sfruttati da conoscenti, se non addirittura da parenti, nel chiedere l'elemosina in strada per ore con il caldo e con il freddo.