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Raffaello, opera conservata a Gubbio attribuita al pittore

Il vescovo Luciano Paolucci Bedini davanti al gonfalone raffaellesco

Eleonora Sarri
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Il giovane Raffaello avrebbe messo le mani sul gonfalone processionale della Confraternita del “Corpus Domini” di Gubbio della quale faceva parte anche Giovanni Santi, il padre di Raffaello. Dunque, un ambito non solo familiare, dal punto di vista artistico, ma anche legato alle committenze. Di questo è convinto Luca Tomio, storico dell'arte, consulente scientifico e conduttore del documentario per il cinquecentenario di Raffaello, che la Sydonia Production sta realizzando per i canali Rai, promosso dal Comune di Urbino e della Regione Marche. “Sul gonfalone - ha precisato - noi vediamo la mano del giovane Raffaello, con molta probabilità a un'età di 15-16 anni. E, seguendo il restauro, possiamo via via percepire quelli che sono stati i passaggi di un'opera corale della bottega di Giovanni Santi, ma anche dello stesso Raffaello e del suo pennello”. Alla vigilia dell'anno che celebra Raffaello Sanzio, torna a riaccendersi l'interesse per un'opera pittorica ritrovata a Gubbio agli albori del terzo millennio e ancora da studiare in maniera adeguata. Si tratta di una interessante composizione bifacciale su tela, con altezza di 208 centimetri e larghezza di 179, raffigurante il Risorto con la croce, con uno schienale retto da tre angeli, con i santi Ubaldo e Francesco inginocchiati per la venerazione del Salvatore. Sant'Ubaldo sta raccogliendo in un calice d'oro il sangue che esce dalla ferita del costato di Gesù. Le due facce del gonfalone hanno lo stesso soggetto, ma differenze rilevanti di carattere artistico e cromatico.