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Cipressi, allarme per la salute: interi filari minacciati da parassita

Fla. Pag.
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Come stanno i cipressi del viale del cimitero e, più in generale, quelli di tutto il territorio? Se lo chiedono i cittadini dopo che su svariate piante del viale che da San Giacomo porta al cimitero - ma anche in altre zone dell'assisano - sono comparse macchie marrone bruciato, segno che anche i filari assisani di questa pianta che da decenni impreziosiscono il viale potrebbero essere stati attaccati da parassita “Cinara Cupressi”, già segnalato in altre parti d'Italia. L'anno scorso, nella zona di San Giacomo, diverse piante di cipresso sono state abbattute o sfoltite perché secche - e peraltro nessuno le ha rimpiazzate, lasciando sgradevoli “buchi” nel paesaggio del viale; da segnalare, inoltre, che spesso le radici dei cipressi sono ricoperte dagli spurghi dei cantieri, con mattoni rotti in bella vista - ma non è chiaro se tutte le piante siano state controllate o se ci sia limitati all'abbattimento di quelle palesemente secche. Come spiegano gli esperti, questo particolare tipo di afide negli ultimi mesi è cresciuto come numero di esemplari, per ragioni climatiche, moltiplicandosi grazie ad inverni poco freddi ed estati umide. Secondo gli esperti interpellati dal mensile Panorama, la femmina adulta del parassita passa l'inverno all'interno del cipresso, per difendersi dal gelo, e in primavera forma colonie che attaccano i germogli per nutrirsi, con piccole punture che danneggiano rami e rametti, sottraendo la linfa e iniettando sostanze nocive. L'afide infatti sottrae la linfa dell'albero e, attraverso la propria saliva, inietta sostanze tossiche nei tessuti vegetali. Dopo l'arrossamento, prima nella parte interna della pianta, più fresca e ombreggiata, poi lungo strisce verticali e infine tutta la chioma, il cipresso si secca e muore. Per estirpare il parassita, ci sono trattamenti chimici o con interventi naturali: sconsigliata invece, nei casi meno gravi, l'estirpazione della pianta, che potrebbe sempre riprendersi. Contro la Cinara, esistono specifici prodotti filo-sanitari, ma si può anche favorire lo sviluppo dei nemici naturali di questi afidi, come le coccinelle; il problema, come sempre, è il costo: ogni trattamento può costare anche 50 euro per ogni pianta, senza dimenticare che ci sono limiti e divieti all'uso dei pesticidi vicino ai centri abitati.