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Raffaele e 250 chilometri nel deserto tra scorpioni e un record

Raffaele De Rosa nel deserto del Sahara

Nicola Uras
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Il primo umbro a domare il deserto, alla fine dei 250 chilometri della Marathon des Sables, una ultra rail a tappe di una settimana, sei frazioni più un giorno di riposo, da portare a termine in un regime di totale autosufficienza alimentare. L'eroe si chiama Raffaele Agostino De Rosa, è nato a Genova nel 1972 da papà napoletano e mamma toscana (“tenuti all'oscuro del vero chilometraggio della sfida”), ma è da annoverare tra i perugini d'adozione dall'età di sei anni. Il donca, d'altronde, lo tradisce. Da Canneto, frazione di Perugia, alla conquista della sabbia del Sahara marocchino per una sfida tra dune, polvere, afa (“in alcuni giorni abbiamo corso tra i 47 e i 50 gradi, se avessi messo un uovo sopra un sasso sarebbe diventato una frittata”), scorpioni, vipere cornute (“un morso e muori in mezz'ora”), ma soprattutto con sè stessi. "Ascoltavo assiduamente la trasmissione ‘Deejay chiama Italia' condotta da Linus, le storie di Aldo Rock e lentamente è cresciuta la voglia di correre fantasticando sulle loro esperienze. Mi sono innamorato della corsa sino a trasformarla in una esigenza di vita" racconta Raffaele. "La tappa più complicata è stata quella lunga 86 chilometri, gli ultimi al buio, mai fatti in vita mia. Ci ho impiegato 19 ore e 20 minuti, lì conta solo la testa” spiega. SERVIZIO COMPLETO DI NICOLA URAS NELL'EDIZIONE DEL CORRIERE DELL'UMBRIA DELL'1 MAGGIO 2017