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La scalata al mondo di Santarelli: "Ora sono un altro Andrea"

L'intervista di Santarelli uscita sull'edizione del Corriere dell'Umbria del 25 luglio

Nicola Uras
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A volte basta una decisione per svoltare e scoprirsi una persona e un atleta più forte. Chiedere ad Andrea Santarelli capace in pochi mesi di diventare il secondo spadista nel ranking mondiale. Lo schermidore folignate adesso inizia a raccogliere i primi frutti succulenti. Andrea, va in vacanza con il secondo posto nel ranking e due medaglie pesanti: l'argento europeo e il bronzo mondiale. Una grande stagione. “La mia migliore. E poteva iniziare meglio. Il secondo posto a marzo nel Grand Prix di Budapest mi ha sbloccato ma la vera svolta è arrivata prima. Dopo la prova di Coppa del Mondo di Heidenheim, a gennaio, ero in difficoltà. Non ero sicuro di poter essere un campione. Poi ho contattato una mental coach. Da quando collaboro con Laura Fatta sono un altro Andrea”. Ci spieghi il perché. “Ho sempre lavorato bene dal punto di vista fisico e tecnico, ma non riuscivo a essere consapevole e determinato. Io per primo mi sono sempre messo in bilico, mi sentivo sempre il quarto (si riferisce al ruolo nel quartetto azzurro), sempre indietro tecnicamente e mentalmente. Ho faticato a togliermi questo ruolo. Che, sia inteso, me lo davo da solo. Poi lavorando con la mental coach ho capito, sento di poter vincere con tutti quando salgo in pedana. Laura è stata una bomba, mi ha trasformato in una colonna. Ma ci tengo a ringraziare tutto il mio staff: il maestro Andrea Candiani, il preparatore atletico Gianfranco Palini e il preparatore respiratorio Andrea Vivian”. Questo Mondiale è stato l'apice di questa crescita. Quale bilancio? “Dico peccato. Individualmente non mi posso lamentare, ho vinto la mia prima medaglia mondiale. Sono contento. Ma la gara vera, la più importante, era quella a squadre. Abbiamo lavorato tanto per questo appuntamento ma l'Ucraina si è dimostrata forte e quando un avversario fugge via nella parte iniziale poi diventa dura. Con loro in particolare. In ogni caso non siamo fuori dall'Olimpiade, in questo momento saremmo qualificati. Certo c'è da lottare. Ora dobbiamo fare bene nei prossimi appuntamenti dove ci sono in palio i punti per il pass olimpico, a iniziare dalla prova di Berna a novembre. Ci pesa non prendere una medaglia a squadre nel Mondiale. Siamo sempre lì a un passo, tre volte quinti e sempre fuori dall'assalto per i primi quattro posti. Non averla mai vinta la vivo come un'ingiustizia. A Tokyo ci vai come squadra ed è per questo che quasi non riesco a godermi il mio bronzo individuale. Lo avrei volentieri cambiato con una medaglia di mia squadra”. Il movimento italiano della scherma fatica rispetto ai consueti splendori. Come mai? “Può capitare. Ci sono dei momenti. E non dimentichiamo che anche il nostro sport è diventato globale. Ormai tanti stati asiatici prendono i migliori tecnici europei e ora sono molto competitivi”. L'Umbria in questo momento si gode il numero 1 del ranking del fioretto, il ternano Alessio Foconi, e il 2 della spada che è lei. Che rapporto avete? “Abbiamo fatto percorsi differenti e gareggiando in discipline diverse ci vediamo solo in manifestazioni come l'Europeo o il Mondiale. E' un ragazzo simpaticissimo, il classico fiorettista estroso. Abbiamo un bel rapporto e da buoni umbri ci intendiamo al volo”. Ora le vacanze. Prossimi obiettivi? “Mi godrò la mia Foligno, ma saranno vacanze attive. E' il momento di spingere l'acceleratore in vista delle Olimpiadi. La missione è qualificarci come squadra a Tokyo. Sono fiducioso”. servizio di Nicola Uras