Roberta Salvati

DAJEROBS #TUCONME

La fortuna di un lavoro

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roberta8583@libero.it

26.10.2017 - 11:49

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Buongiorno cari amici lettori. Oggi vi parlerò di quanto sia difficile per un malato oncologico mantenere il proprio posto di lavoro o trovarne uno nuovo dopo l'iter della malattia.

Ve ne voglio parlare perché io, lo sto vivendo sulla mia pelle.

Prima di ammalarmi, avevo un lavoro meraviglioso, che mi guadagnai con sacrificio e dedizione, dopo duri mesi di gavetta. Un contratto a tempo determinato firmato il primo settembre 2015. Un lavoro a contatto con la gente, nei più bei Musei dell'Umbria.

Purtroppo il mese dopo la firma del contratto, arrivò quella terribile diagnosi di cancro che sconvolse tutto: vita, sogni, progetti. Inevitabile per me l'allontanamento forzato da quel luogo, perché le chemioterapie, i globuli bianchi al collasso, e i malesseri non mi avrebbero permesso di continuare la mia normalità. La mia tanto amata normalità. Così, ahimè, terminati i sei mesi previsti e persistendo ancora la mia malattia, il contratto non mi fu rinnovato e ovviamente persi il mio posto.

Dopo quasi due anni da quella diagnosi, ormai le cose erano cambiate, l'organico riorganizzato e io costretta a reinventarmi da zero. E come si riparte a trentadue anni, dopo che si aveva tutto e ci si ritrova senza niente? Si cominciano gli iter burocratici, la prima cosa che ho fatto nei mesi scorsi, è stata la domanda per ottenere l'iscrizione alle liste di collocamento mirato, grazie alla legge 68/99, e da poco sono finalmente iscritta anche lì.

Cambiato qualcosa? No. Perché la crisi c'è , e c'è per tutti ovviamente. Figuratevi per una giovane che per due anni ha subito uno stop forzato fatto di ansie, terrore, malesseri indescrivibili. Ho conosciuto guerriere costrette a recarsi sul posto di lavoro anche durante le terapie per non perderlo. Ho conosciuto guerriere discriminate perché ex malate oncologiche e quindi considerate come potenziali "morti viventi", quindi non degne di ricevere un investimento da parte di una azienda perché sapete... "sia mai che poi si riammalino ", come se chi ha vissuto un simile percorso debba per forza essere considerato malato a vita. Io le considero discriminazioni. Personalmente, mi ritrovo a trentadue anni con una laurea magistrale in giurisprudenza alle porte, con esperienze varie ma con nessuno che ad oggi abbia ancora deciso di provare a credere in me. Perché appunto, "sia mai che poi il cancro torni". No, il cancro non deve tornare, perché io ho tanto da dare e fare. Sono in remissione da due anni quasi e spero di restarci a vita. Date la possibilità a chi ha vissuto l'inferno di tornare a vedere la luce. I problemi di un malato oncologico non sono solo quelli vissuti durante la malattia, perché se quella malattia si riesce a sconfiggerla, poi inizia un momento di ricostruzione della propria vita difficile e tortuoso. Apprezzate sempre ciò che avete. Amate il vostro lavoro. Il fatto di dovervi alzare presto al mattino, di avere la vostra indipendenza. Di poter contare su voi stessi. Sono fortune incredibili. Credetemi. Amate la vostra preziosa normalità. C'è chi combatte ogni secondo per mantenerla e per poi ricostruirla. Grazie infinite per le vostre mail, per il vostro affetto, per i vostri abbracci.

Un dolore condiviso è un dolore che pesa meno.

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