Umbria Jazz Winter tra progetti e grande musica

25.10.2018 - 09:29

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ORVIETO – Sembra impossibile, eppure a 26 anni di distanza dall’approdo di Umbria Jazz ad Orvieto, la situazione economica finanziaria del festival riparte di volta in volta da zero. Segno sintomatico di una serie di “drammatiche” coincidenze che fiaccano, o quanto meno rendono sempre più impresa difficoltosa programmare un festival con un buon margine di tempo. Lo ha dichiarato Carlo Pagnotta alla presentazione della ventiseiesima edizione di Umbria Jazz Winter svolta a Palazzo Coelli, sede della Fondazione Cassa di risparmio di Orvieto. Le rivelazioni di Pagnotta costringono dunque a una riflessione che si pone evidente sullo stato dell’arte della circuitazione di cultura e arte nel nostro Paese che declina progressivamente, tanto da rendere incerta anche la progettazione di un festival consolidato e dal marchio ormai ben “spendibile” anche in ben altre latitudini del pianeta (oltre agli Stati Uniti, la Cina). Al di là della grave situazione di bilancio del Comune di Orvieto, al di là di una Fondazione di partecipazione Umbria Jazz sul punto di essere rivista e ritoccata per le evidenti “crepe” che sinora ha dimostrato anche nella individuazione di sponsor di eco nazionale e internazionale (per ora la sola adesione come main sponsor è offerta da Intesa San Paolo e grazie all’ex sindaco Concina), Umbria Jazz Winter – secondo Pagnotta – ha bisogno di una progettazione finanziaria che parta sin dal termine del festival a gennaio per poter contare su un budget certo per cominciare a ragionare sulla programmazione dell’anno successivo. Eppure tutti, ma proprio tutti, a cominciare dall’assessore alla cultura Alessandra Cannistrà, sono prodighi di elogi per Umbria Jazz Winter e per quanto il festival sia riuscito a creare nel corso di ventisei anni un clima magico che regna nel periodo delle feste natalizie ad Orvieto. Che anche quest’anno, dopo i “fasti” della scorsa edizione del venticinquennale per la quale era stato anche “maggiorato” il budget, presenta un programma denso di progetti vecchi e nuovi degni di un festival che – come dice Pagnotta – potrebbe essere anche più redditizio, in percentuale, rispetto a quello di Perugia e che risulta anche più agevole sul versante degli ingaggi, dato che nel periodo natalizio, i musicisti non sono impegnati nei vari tour estivi. Sono quattro i progetti italiani su cui Ujw punterà in questa edizione 2018-2019 (dal 28 dicembre al 1 gennaio): I primi due, ma la formula degli artisti residenti forniranno anche seconde occasioni, potranno essere ascoltati già nella serata di apertura al Mancinelli. Sono “Mare Nostrum” che lascia intendere l’ispirazione mediterranea del progetto, con Paolo Fresu, Richard Galliano e Jan Lundgren e “La Dolce Vita”, reunion di “vecchi amici” che celebreranno il sessanta anni di carriera di Giovanni Tommaso con Enrico Rava, Danilo Rea, Roberto Gatto e lo stesso Tommaso. Gli altri due progetti italiani sono Cinema Italia che dal titolo indica l’ispirazione musicale, con Rosario Giuliani, Luciano Biondini, Enzo Pietropaoli e Michele Rabbia e il tributo a Fabrizio De André in occasione del ventennale della scomparsa con Francesco Bearzatti, Giampiero Locatelli, Luigi Masciarri, Alfredo Paixao e Pietro Iodice. Reading di Luigi Viva. Ma ciò che inorgoglisce Pagnotta che non ha mai fatto segreto della sua predilezione per il Bop e più in generale per il jazz anni Cinquanta, è il grande omaggio a una delle leggende del jazz come Bud Powell che verrà celebrato prima con il trio del quasi novantenne pianista Barry Harris in trio con Ben Street e Lewis Nash e quindi “riletto e proiettato nel ventunesimo secolo grazie agli arrangiamenti di Ethan Iverson alla direzione dell’Orchestra di Umbria Jazz con gli ospiti Dayna Stephens, Ingrid Jensen, Ben Street e Lewis Nash. Sempre sul versante italiano da sottolineare che saranno presenti in diverse formazioni quattro tra i più virtuosi trombettisti: oltre a Paolo Fresu, Fabrizio Bosso in “Storyville Story” di Mario Ottolini, con Vanessa Tagliabue Yorke, Paolo Birro, Glauco Benedetti e Paolo Mappa; Flavio Boltro in BBB Trio, con Mauro Battista e Mattia Barbieri; Enrico Rava. Ancora jazz italiano con Giovanni Guidi in quintetto con Bearzatti, Roberto Cecchetto, Joe Rehmer e Joao Lobo. Guidi in questi giorni è già partito per un tour europeo in quintetto con Enrico Rava, Joe Lovano, Dezron Douglas e Gerald Cleaver. La difficile formula del duo sarà percorsa da Paolo Fresu e Danilo Rea e da Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello, mentre quartetti tutti da ascoltare sono quelli di Fabio Zeppetella, Claudio Jr De Rosa e dell’orvietano Filippo Bianchini. Quintetti a cura di Piero Odorici con Daniele Scannapieco, Andrea Pozza, Aldo Zunino e Anthony Pinciotti e con Nick The Nightfly Quintet. Tre i concerti gospel in programma quest’anno con il Gospel Choir dell’Università del Tennessee tra cui quello tradizionale in Duomo a Capodanno. Il poster di Umbria Jazz 26 è stato creato da Paolo Ballerani e Mauro Tippolotti.

di Claudio Bianconi

05018 Orvieto TR, Italia

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