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Rapina al bar, lo sfogo: "Ho rischiato la vita, ecco cosa è successo"

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Antonio Mosca
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“Da quel maledetto 8 ottobre del 2016 la mia vita è cambiata per sempre. Ho rischiato di morire, ma ora temo che possa succedere di nuovo mentre nessuno ha mosso un dito per difendermi”. Inizia così l'amaro sfogo di Anna Margaritelli che da 30 anni gestisce il bar accanto al distributore Total Erg in viale Borzacchini, a poche decine di metri dal cimitero. Nel cuore della notte scatta l'allarme e lei si precipita nel suo locale. La porta è stata forzata e dentro è tutto a soqquadro con la luce accesa. Intanto arriva pure la polizia. “Fanno un sopralluogo insieme alla scientifica e se ne vanno. Ma mentre gli agenti si allontanano, da dietro il bancone, nel vano che ospitava la macchina per il ghiacchio, salta fuori un uomo. Lo vedo in faccia e lui - racconta - afferra un mattone e mi corre dietro. Con la mano alzata urla che mi vuole ammazzare”. E mentre continua a gridare, Anna fa appena in tempo a chiudersi a chiave in bagno mentre l'aggressore dà uno spintone al ragazzo che lavora al distributore del gas accanto e scappa via. Il bottino è misero, appena 150 euro, ma i danni al Più Bar sono molto superiori. Dopo quella notte di terrore la polizia fa scattare le manette ai polsi dell'uomo, un 49enne di origini siciliane che abita a Terni. Ad inchiodarlo sono alcune testimonianze incrociate e le immagini delle telecamere di sorveglianza, ma con il giudizio abbreviato l'imputato se la cava con 3 anni ai domiciliari, due anni e due mesi in meno di quanto aveva chiesto il pm. “Quella rapina - racconta l'imprenditrice ternana - ha segnato in modo indelebile la mia vita. Faccio incubi ricorrenti e ho sempre negli occhi il volto di quell'uomo che purtroppo - prosegue - ho dovuto incrociare più volte sia in questura che in tribunale. Spesso mi capita di svegliarmi di soprassalto alla stessa ora in cui mi trovai di fronte il rapinatore che voleva spaccarmi una pietra in testa”. Anna, nonostante il terribile trauma subìto, è tornata al lavoro che è per lei e la sua famiglia l'unica fonte di reddito. Ha preso le sue precauzioni, ma continua a sentirsi sola, maledettamente sola. “Il processo non mi ha dato la giustizia che mi attendevo. Purtroppo le vittime dei reati sembrano destinate sempre a passare in secondo piano. Sono arrabbiata e delusa - racconta - per quanto non è accaduto in questi mesi. Avevo chiesto un incontro con il prefetto, che è una donna come me, e con il questore per far conoscere loro la mia sofferenza e la mia condizione di insicurezza. Avrei voluto far presente loro i problemi e le paure che tanti commercianti come me devono affrontare ogni giorno. Ma purtroppo - riprende - nonostante le mie ripetute richieste non sono mai stata ricevuta. Mi auguro che ciò accada quanto prima. Non è giusto che un cittadino onesto debba sentirsi abbandonato o snobbato dalle istituzioni. Dal giorno della rapina sto male e questo mio disagio è acuito dal fatto che non mi sento sicura. Ogni volta che vado al lavoro penso che potrebbe accadere ancora. Alla questura chiederò di farmi avere il porto d'armi. Sono una mamma con due figli e finora ho sempre preferito evitare di avere un'arma a disposizione per difendermi. Ma ora - conclude Anna Margaritelli - mi rendo conto che potrebbe essere l'unica soluzione”.