Vietato dire non ce la faccio più

La nostra Anna Frank

02.11.2017 - 17:12

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La foto di quella ragazzina, stampata sul libro, è stata sul mio comodino per un mese quando facevo quinta elementare. Questa è l'immagine che ho di Anna Frank. Legata a quelle di una maestra d'italiano che istituisce una piccola libreria in classe dove tutti possono scegliere un libro e poi restituirlo, come nelle "biblioteche dei grandi". Leggemmo così tutti, a turno, le vicende di quella bambina. Eravamo convinti quando vedevamo la scritta "diario" che si trattasse delle avventure di una ragazzina poco più grande di noi con problemi come i nostri. Pagina dopo pagina capivamo che la sua avventura non era simile alla nostra, ma a quella dei nostri nonni fatta di fughe, fame, paura. È il 1942, Anna ha 13 anni quando con la madre, la sorella maggiore e il padre creano un alloggio segreto nel retro dell'impresa di famiglia. Poco dopo si unirà a loro un'altra famiglia. A fare compagnia ad Anna in quella clandestinità il suo diario. Da quelle righe emerge una ragazzina alle prese col diventare grande nel periodo più buio della storia dell'umanità.
Da piccoli leggevamo quelle pagine e pensavamo: ce la farà. Si salverà con tutta la sua famiglia, i tedeschi non la prenderanno. Invece il diario di quella ragazzina a cavallo tra l'esser bambina e adolescente si conclude il 4 Agosto del 1944, quando l'alloggio segreto viene scoperto e segue la deportazione nei campi di sterminio. Anna morirà di malattia e stenti. Solo il padre sopravviverà alla Shoah.
L'immagine di Anna Frank, il suo volto sorridente ha abitato le case di tutti noi. Le sue righe restano uno dei modi più efficaci per spiegare ai più piccoli quali tragedie siano state il nazismo, le leggi razziali, l'Olocausto, la guerra. Oggi vedere quell'immagine bistrattata, usata come insulto resta inspiegabile.Quello che hanno fatto i tifosi della Lazio, il fotomontaggio in cui Anna Frank indossa la maglia della Roma per offendere la squadra avversaria, è inconcepibile. Come si può pensare che una giovane donna che può solo essere considera un'eroina, possa essere utilizzata come strumento di scherno e svalutazione? Quale tarlo della mente può far pensare una cosa del genere? Probabilmente l'ignoranza, la crudeltà delle persone e una società che non impara mai. Che condanna, ma contemporaneamente minimizza dicendo "forse non sanno nemmeno chi era Anna Frank" E che allora lo sappiano, che leggano, si documentino, che si fermino a pensare ai milioni di innocenti morti. Morti per crudeltà e ignoranza. E nessuno piò consentire di farli uccidere due volte. Questo è il nostro compito, perché come scriveva Anna "Nonostante tutto io ancora credo che la gente sia davvero buona nel proprio cuore. Io semplicemente non posso costruire le mie speranze su basi fatte di confusione, infelicità e morte."

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