Vietato dire non ce la faccio più

VIETATO DIRE NON CE LA FACCIO PIU'

Carlotta dopo la tempesta

11.09.2017 - 12:13

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“È come ritrovarsi in un mare in tempesta, col piombo attaccato ai piedi, devi nuotare e nuotare. Quando riesci a tornare a galla non sei più la stessa persona di prima, ma questo non è necessariamente un male"
Così descrive il cancro Carlotta, trentaduenne fiorentina. Lei che è stata un'atleta di nuoto a livello agonistico, ha affrontato la prova più dura della vita come la gara di nuoto più importante.
Nell'Aprile 2014 Carlotta inizia a stare male, non riesce a dormire, ha forti tachicardie. Tutti le dicono che è lo stress. Ha appena vissuto un momento particolare, si convince anche lei che deve essere stress. Il medico di base le segna però degli esami. É il 7 Aprile quando, dopo una visita cardiologica, viene ricoverata in terapia intensiva. "Mi hanno fatto altri esami. È salita nella mia stanza l'oncologa, da lì è partito tutto". Carlotta ricorda quello come il momento peggiore, quello della diagnosi, quello in cui il cancro fa l'ingresso ufficiale nella tu vita e ci si rende conto che nulla sarà più come prima. "il primo pensiero che hai, appena te lo dicono, è che morirai. Il secondo è che devi cambiare prospettiva, non pensare più -sto per morire-, ma -come faccio a salvarmi la vita-"
E ce l'ha fatta, si è salvata la vita. Ha lottato, ha "nuotato", ha affrontato le cure,l a perdita dei capelli "ho comprato subito una parrucca, non avevo il coraggio di stare senza. Ero rasata come una strega nel Medio Evo, non sei più te, non hai più ciglia, sopracciglia, stenti a riconoscerti allo specchio. Restano solo gli occhi, solo quelli sono i tuoi".
Ha affrontato tuto con l'amore, della famiglia, del compagno Enea, delle persone che ha avuto intorno, del suo canone golden retriver. E poi della scrittura. "Durante la malattia, ogni sera scrivevo un pensiero felice su un blog. Scrivere davvero ti salva la vita. Grazie a questo si è creata una catena di persone che non mi ha mai fatto sentire sola"
Questa catena è quella che l'ha salvata anche dopo. "Quando guarisci vieni catapultata di nuovo nella vita normale. La sensazione è quella di essere un sopravvissuto in un mondo di persone " normali"
Chiedo a Carlotta se si è mai chiesta "perché, perché proprio a me" perché se la malattia è sempre un'ingiustizia, se arriva che non hai neanche 30 anni, ti sembra che la vita si sia proprio accanita. Lei sorride, mi risponde con la sua voce dolce, con il tono calmo di chi la vita sa apprezzarla in ogni suo aspetto "certo che me lo sono chiesto perché fosse toccato a me. E ho trovato anche la risposta: avevo le carte per giocarmi questa partita. Dopo non sei più la stessa. Nel mio caso, dal cancro, è nata una vita bellissima".

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