Vietato dire non ce la faccio più

Il bullismo è per i perdenti

03.10.2016 - 11:09

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Emilie, Carolina, Amanda, Nadia, Andrea.
Sono solo alcuni dei giovani che si sono tolti la vita negli ultimi anni perché vittime di bullismo. Chi francese, chi canadese, chi italiana, età diverse, motivi diversi che li avevano resi facili bersagli, ma accomunati da questo: vittime della stessa atrocità, il bullismo.
Emilie si è tolta la vita a 17 anni, solo dopo un po' di tempo i genitori hanno ritrovato il suo diario e si sono dati risposta alla domanda più terribile: “perché?”.
Oggi le parole scritte da quella adolescente, che sognava di diventare veterinaria, stanno facendo il giro del mondo. I genitori hanno scelto di divulgarle perché possano essere di aiuto a chi sta subendo le stesse violenze e come monito agli artefici di tanto dolore.
In quelle pagine ci sono racconti di derisione, umiliazione, vessazione. Si sentiva diversa lei, per come vestiva, perché più introversa.
Perché non era come loro.
Già, perché le vittime di bullismo parlano sempre di “me” e di “loro”, come una sorta di guerra “uno contro tutti”.
La sensazione di essere messa al muro, costantemente. La paura di fare o dire qualcosa di sbagliato. Il desiderio di diventare trasparente, di sparire. Per sempre. La voglia di gridare “che vi ho fatto per meritarmi questo?”, sotto le risate dei complici, come complici quelli che si voltano dall’altra parte. Questo è quello che deve aver provato anche Carolina, la quattordicenne di Novara che si è tolta la vita gettandosi nel vuoto perché vittima di cyberbullismo. Stesso crimine che ha spinto al suicidio la piccola Nadia nel 2014 a Cittadella, le scrivevano “ucciditi” sui social. E lei non ha trovato altra via di uscita che farlo.
Si è salvata invece, all'inizio dell’anno, un’altra piccolina a Pordenone. Si è gettata dalla finestra, ma è sopravvissuta. Alcuni di noi possono solo immaginare quanto dolore e solitudine si possa provare per compiere una scelta del genere, altri di noi hanno subito bullismo, quando ancora non aveva questo nome, ma le ferite erano le stesse.
Altri ancora tra noi sono i bulli. Ogni volta che prendete in giro il compagno di classe, a volte con aria di scherno perché grassottello, perché brufoloso, perché troppo magro, perché gli piace studiare o perché invece non ha buoni voti, state facendo un danno enorme. Uno scherzo è tale se si ride in due, altrimenti si chiama umiliazione. Ogni volta che prendete di mira qualcuno perché lo sentite diverso da voi, passando dallo scherzo alla vera e propria persecuzione, perché è disabile, è straniero, è “una facile”, è “omosessuale”, lo state poco a poco uccidendo. Perché se c’è chi arriva all’estremo gesto del suicidio, c'è chi continua ad andare avanti, ma ammalandosi di depressione, di disturbi del comportamento alimentare. Ogni volta che avete voglia di sentirvi grandiosi deridendo il compagno sovrappeso o la compagna “chiacchierata”, fermatevi un attimo e immaginatevi tra venti anni. Fermatevi a pensare a cosa avranno imparato loro e a cosa avrete imparato voi. Loro avranno sicuramente imparato a dover essere forti, a lottare di fronte alle avversità, a far uscire la barca dalla tempesta senza nessun aiuto se non quello di se stessi, a piangere, asciugarsi le lacrime e ricominciare. Voi cosa avrete imparato? Nulla.

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