Tiziana, bersaglio degli impotenti

Tiziana, bersaglio degli impotenti

19.09.2016 - 13:33

0

Capelli neri, 31 anni e occhi chiari. Questa era Tiziana. Una giovane donna di cui tutti hanno conosciuto l’intimità, su cui in troppi si sono permessi di esprimere giudizi e che nessuno però davvero conosceva. Nessuno si è chiesto chi fosse questa donna, quali progetti avesse per il futuro, se sognasse una famiglia con dei figli, un bel lavoro, quale fosse il suo colore preferito, se a scuola era stata più brava in matematica o in italiano, se si sentiva più a suo agio sui tacchi o nelle sneakers, se avesse qualche preferenza politica. Non sappiamo chi fosse. L’abbiamo tutti giudicata: chi come “facile” per usare una parola più elegante di quelle che siamo stati costretti a leggere e sentire, chi come “ingenua” perché due sono le colpe che le si imputano: aver vissuto la sessualità come voleva e essersi fidata, in un mondo in cui non ci possiamo più fidare di una persona con cui viviamo un'intimità, appunto qualcosa che deve restare “tra noi”. E si sa che da sempre esistono i galletti che si fanno belli con gli amici raccontando avventure sessuali, violando la privacy della donna con cui hanno condiviso qualcosa. Ma quelle conversazioni da bar, da spogliatoi di calcetto, con internet, con i social diventano le chiacchiere di una nazione intera che si arroga il diritto di giudicare, condividere. Perché se ci sono luoghi del mondo, che a noi sembrano tanto lontani per mentalità e che evidentemente non lo sono, in cui le donne vengono ancora lapidate quando adultere, quando ritenute "cattive donne", da noi invece di pietre si scagliano condivisioni sui social, "mi piace" e giudizi pesanti, acuminati come pietre. Io me la immagino Tiziana che esce di casa e viene insultata, che nel migliore dei casi viene osservata tra risolini e sguardi severi. E poi torna a casa e piange. Io me la immagino Tiziana, costretta ad andare via dal suo paese, dalla sua regione che magari amava tanto, mentre salutava il lungomare promettendosi che un giorno sarebbe tornata nella speranza che prima o poi si dimenticassero tutto. E me la immagino chiedere una nuova identità e sognare di ricominciare tutto daccapo. Una rinascita. Poi me la immagino anche mentre vede sui social un'altra cattiveria, si guarda davanti e non la vede una via d'uscita e allora prende il foulard che magari un tempo la faceva sentire carina, se lo lega intorno al collo e si toglie la vita. Uccisa dal giudizio della gente, dalla malignità, dal pettegolezzo. Non uccisa dalla sua libertà, né dalla sua ingenuità come qualcuno vorrebbe dire. Perché non si può continuare a pensare di vivere in difesa. Non si può insegnare alle ragazzine a non mettersi una minigonna “perché poi se la cercano”, si deve insegnare agli uomini a non stuprare. Non si può chiedere di non fidarsi di qualcuno con cui si va a letto, perché “poi chissà lui che racconta”, insegniamo a tutelare l’altro, che sia il compagno di una vita o di una notte. Non si può chiedere di essere sempre forte “perché non ci si toglie la vita per queste cose”, è un diritto essere fragili e questo non può significare diventare il caprio espiatorio per le frustrazioni di tutti. Perché in un mondo dove è fondamentale essere rispettabili, ma in cui i confini della rispettabilità non possono essere oggettivi, il rispetto invece ce lo siamo tutti un po’ dimenticati. E la mancanza di rispetto, lo abbiamo visto, è un’arma che può uccidere.

Condividi le tue opinioni su Corriere dell'Umbria

Caratteri rimanenti: 400

Più letti oggi

Mediagallery

Economia

Borse, lunedì nero

Le borse europee chiudono in calo sui timori delle conseguenze di una guerra commerciale internazionale. A fine seduta Milano cede il 2,44%, in aumento lo spread Btp-Bund a 251 punti base. Londra cede il 2,24%, Francoforte lascia sul terreno il 2,46%, Parigi perde l'1,92%. A Piazza Affari crolla Prysmian -10%, dopo aver annunciato una revisione al ribasso dell'Ebitda. In flessione il comparto ...

 
Luca Barbarossa: storia di Alex, da solo a Pozzallo a otto anni

Luca Barbarossa: storia di Alex, da solo a Pozzallo a otto anni

Roma, (askanews) - Chi avrebbe il coraggio di dire a un bambino di otto anni arrivato in Europa dopo un viaggio di un anno e mezzo, da solo, "è finita la pacchia"? Lo dice Luca Barbarossa, negli studi di askanews per presentare il suo disco "Roma è de tutti". "Racconto una piccola storia emblematica, quella di Alex, un bambino che è arrivato a Pozzallo senza genitori dopo un viaggio di un anno e ...

 
Brad Mehldau, cancellato il concerto

Umbria jazz 2018

Brad Mehldau, cancellato il concerto

Il concerto di Brad Mehldau a Umbria Jazz previsto per il 18 luglio 2018 round midnight al teatro Morlacchi di Perugia è stato cancellato per cause indipendenti dalla volontà ...

23.06.2018

Una Sagra musicale di Guerra e Pace

St Jacob's Chamber Choir

Grandi festival

Una Sagra musicale di Guerra e Pace

Una Sagra monumentale capace di mostrare tutto il suo valore di patrimonio storico e vivo della città e del territorio. E’ così che organizzatori, istituzioni e il direttore ...

23.06.2018

Musica e teatro in quota

Suoni Controvento prendono forma dallo spazio

Un viaggio negli inferi di monte Cucco seguendo il Caino di George Byron, le sue parole, passo dopo passo, lentamente. Oppure là fuori, nella luce del tramonto, a rivedere un ...

23.06.2018