Renzo Massarelli

La fibra veloce e le nostre lentezze

11.02.2017 - 12:31

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L'avevano chiamata la guerra tra il doppino e la fibra, tra il rame e i polimeri, tra un metallo antichissimo e un impasto che imprigiona la luce del futuro. Da quel che si può capire abbiamo assistito, ignari, ad una corsa tra Telecom ed Enel per la supremazia nel campo grande come l’infinito delle nuove tecnologie. Siamo tra le dieci città italiane e tra le prime tra queste dieci a poter disporre entro l’estate di un collegamento internet super veloce come neanche riusciamo a immaginare. Ultraconnessi. Con chi? beh, con il mondo, è chiaro. Una rete di settecento chilometri, metà sottoterra e metà fuori, che arriverà dentro le nostre case ci darà una mano. In che modo ce lo spiegheranno loro, i tecnici. Per questo quasi cinquecento persone con le tute color arancione che non c’entrano nulla con i controllori dei parcheggi della Sipa, come qualcuno avrà pensato, stanno lavorando per noi. Si scusano per i disagi e ringraziano il Comune per aver adottato un regolamento per la concessione dei permessi molto, diciamo, snello. Pare si tratti di un momento storico e non c’è ragione per non crederci. Per il resto, adesso è già tardi per cercare di capire le mosse dei colossi delle telecomunicazioni e dell’energia che si sono alleate e si sono combattute sotto gli occhi dell’Antitrust che alla fine, però, proprio l’altro ieri ha avuto qualcosa da ridire. Uno dei tanti accordi separati tra Telecom e Fastweb lederebbe la concorrenza e non sarebbe un vantaggio per gli utenti. Non c’è ragione di preoccuparsi, una soluzione per superare gli ostacoli la troveranno. Del resto questa guerra per il futuro si svolge solo in Italia perché in tutti gli altri paesi europei la fibra ottica appartiene al passato. Già fatto. Così come la tv via cavo e le connessioni super veloci di internet.
Per ora, nel nostro piccolo, possiamo solo guardare con curiosità e qualche disappunto tutti questi scavi, dai tombini scoperchiati alle facciate di qualche palazzo, soprattutto nel centro, un po’ deturpate, alle vie rifatte di recente con la pietra serena e rattoppate, dopo i lavori, con l’asfalto, alla meno peggio. E’ difficile però protestare. Come si fa? non si può fermare il mondo che corre per qualche lavoro tirato avanti un po’ troppo alla carlona. Del resto il futuro di un grande centro storico si può costruire proprio grazie alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Magari il comune di Perugia così comprensivo, con il suo regolamento, avrebbe dovuto ricordare ai responsabili dei lavori che le vie regali di Perugia meritano una maggiore attenzione, a costo di andare leggermente più piano. Costerebbe un pochino di più ma ne varrebbe la pena.
Mentre ci avviamo, solo ora, forse, verso il nuovo millennio non dovremmo dimenticarci lo stato dei nostri acquedotti che ci ricorda decisamente il secolo passato e forse anche l’altro ancora. E’ di questi giorni la disputa tra il comune di Perugia e la società che gestisce la rete idrica per i danni provocati ad alcune mura della città dalla rovinosa rottura di una importante tubatura nella zona del Brufani. A chi spetta il compito di rimettere le cose a posto? Vecchio e nuovo convivono nella città che è il luogo dei conflitti e delle contraddizioni. Soprattutto quando questa città ha più di un millennio di storia dietro di sé. Talvolta però esageriamo. Qualche esempio? Beh, sono decenni che il vecchio carcere aspetta un progetto di rinascita. Così, ogni tanto, qualcuno propone una nuova idea e poi, passato il tempo, tutto torna nel silenzio. Abbiamo impalcature a sostegno di questo carcere che perde i pezzi, delle mura di viale Indipendenza che rischiano di crollare per le infiltrazioni del civico acquedotto, di un vecchio grande cinema che porta il nome del suo progettista e della famiglia che ne è ancora oggi proprietaria. Non sta tanto bene neppure la Rocca Paolina. Complice il terremoto, stiamo su con le stampelle in diverse zone della città. Così, mentre guardiamo gli operai con le giacche che tracciano linee misteriose lungo le vie, cerchiamo di immaginare i cambiamenti che la Grande Connessione porterà nel modo di vivere e di lavorare della comunità cittadina. La rete può essere solo un gioco o una grande opportunità. Le sfide della modernità impongono sempre degli strappi alle nostre certezze, alle nostre pigrizie, forse anche al nostro stesso modo di vivere. La mancanza di un progetto che ci avvicini all’identità moderna della città, che stiamo ancora cercando, i ritardi accumulati nel tempo diventano così la metafora delle mille contraddizioni che il giorno ci regala ogni volta che spunta il sole dietro il massiccio immutabile del monte Subasio.

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