Renzo Massarelli

Domani è un altro giorno

01.01.2017 - 16:11

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Questa volta dovremo credere davvero a quel che dice il calendario. Credere non soltanto che sia una convenzione inventata dall’uomo ma piuttosto un evento della natura e, quindi, indiscutibile. Insomma, domani ci troveremo in un altro mondo, svoltiamo pagina. Quella vecchia possiamo tranquillamente gettarla via perché ce n’é una tutta bianca davanti a noi. Avremo tempo per riempirla di tante cose belle. Intanto, non ci sarà più il terremoto ma solo i progetti per ricostruire ciò che abbiamo perduto, i rifiuti e le discariche vanno esse stesse in discarica, in una nuova che ancora non esiste ma che prima o poi dovremo scoprire da qualche parte. Siamo diventati più poveri, non tutti per la verità ma come comunità. Abbiamo meno soldi ed anche meno speranze. Ora c'è questo anno nuovo che arriva. Non possiamo fare altro che aspettare. Certo, in città gira poca gente e non si tratta solo di turisti. Perugia è una città fredda e scomoda e la tredicesima non basta, anche perché è sempre di più una opportunità rara. Chiedere ai giovani. Così vediamo le strade della città antica, il luogo privilegiato dello shopping, con poca gente in giro. Il commercio va male e ci sono lamentele per le solite cose, i parcheggi cari, la scarsa pubblicità, i supermercati che quest’anno si sono messi in proprio con i mercatini e le attrazioni varie. Concorrenza sleale? Ma no. Lo sappiamo che i loro parcheggi sono gratis e le loro strade virtuali non temono il vento e il freddo. La partita è dura se si deve svolgere sul terreno privilegiato delle grandi strutture. I supermercati non sono nati ieri ma, davvero, mai come quest'anno la rocca Paolina, con le sue bancarelle di Natale, è così povera di frequentatori. E’ come se anche gli stessi residenti che, certo, sono dimezzati rispetto agli anni ottanta, non frequentassero essi stessi il posto nel quale vivono. Forse escono meno di casa, di sicuro trovano sempre meno interessante farsi un giretto per guardare le vetrine. Cosa dovrebbero guardare? negozi interessanti, qua e là, non mancano, certo, ma è la città antica, tutta intera, che non ha più la capacità di sedurre, di restare desiderabile. C’è un senso di appartenenza che s'è perso. Perché? beh, ci sono diverse ragioni. Intanto c’è stata una rivoluzione così vasta e repentina, proprio nel settore del commercio, che ha spazzato via tutte le vecchie abitudini. Un negozio non è solo un negozio, cioè una vetrina e poi tanti scaffali e, certo, una commessa gentile che ti accoglie, ma qualcosa di famigliare con il quale si intrecciano con il tempo interessi e curiosità. Quanti negozi sono rimasti gli stessi negli ultimi trenta anni? Basta guardarsi attorno. Questo cambiamento continuo non è un indice di salute. Le città che funzionano cambiano molto lentamente la loro identità. La città è fatta di abitudini, di certezze, di fiducia. E, soprattutto, non è fatta solo di negozi. Se le strade principali del centro servono solo per le compere e a fare un giretto per guardare le vetrine, funzione fondamentale, ci mancherebbe, il loro destino è segnato. Quando Corso Vannucci era pieno di gente non lo era per i negozi ma per il piacere di incontrare gente, di parlare con gli amici, di fare semplicemente due passi in libertà e dare un’occhiata in giro. Un’occhiata. Alla Fontana per vedere come se la passa, ai giardinetti per ricordare i tempi della giovinezza, al Palazzo del Comune per sentirsi a casa propria, per avere la conferma, ogni volta, del nostro diritto alla cittadinanza. Noi siamo quella cosa lì, con le sue nobilissime trifore che ci guardano dall'alto, il portone che non è mai chiuso e che ci fa l’occhiolino. Con le nostre vecchie mura e con le persone che incrociano il nostro cammino c'è un'intesa. Poi c'è la luce, quella del sole a mezzogiorno e magari, qualche volta, quella della luna quando è piena. E poi il vento e gli odori. Se perdiamo il profumo della città non c'è negozio che tenga. Tanto vale prendere l'auto e puntare verso Corciano e i suoi centri commerciali. In realtà, lo facciamo sempre più spesso da quando il consumismo è diventato molto di più che una necessità ma uno stile di vita, l’unico, forse. Quando la città era piena di gente i giorni di mercato erano stabiliti dal calendario. I giorni di mercato, erano il martedì e il sabato. Da Servadio si andava un paio di volte l’anno, seguendo il ritmo delle stagioni, oppure un paio di volte nella vita. Per il giorno della comunione e quello delle nozze. Gli appuntamenti quotidiani appartenevano alle pasticcerie e ai bar, dove si parlava al riparo della tramontana. Tutto questo non c'è più. Abbiamo fatto un passo avanti o due indietro? Di sicuro domani è un altro giorno.

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