Renzo Massarelli

Un Natale senza turisti

26.12.2016 - 15:55

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L'aria è frizzante e tersa, come la lastra di ghiaccio di un ruscello. Si può respirare a pieni polmoni senza l'impaccio della tramontana, che arriverà più tardi, tra un mesetto. Non fa particolarmente freddo, semmai è l'aria perugina del primo inverno, che ritempra. Ci dovremo rassegnare lo stesso. Non arriveranno a Natale i nostri turisti, quelli appassionati che cercano le città d'arte e fuggono la folla caciarona. Non arrivano per via del terremoto che pure ha provocato danni molto dolorosi, ma in Valnerina. Pare che la televisione abbia usato nei giorni drammatici del sisma che scuoteva l'Appennino troppo volte la parola Perugia. Perugia, Perugia… Così è andata, e il danno, alla fine, per tutta la regione è pesante e resterà, sembra, ancora a lungo. A questo tran tran da piccola città di provincia un po' troppo sonnolenta durante il periodo delle feste di fine anno non eravamo abituati. In verità neanche al disastro di Eurochocolate, ma questo è un altro discorso. Perugia esalta le misure mediane e non sopporta quelle oltre le proprie storiche dimensioni tanto è vero che, appena possibile, fu demolita la fortezza di Porta Sole che pure era una meraviglia dell'ingegno umano difficile persino da immaginare per quei tempi e poi, secoli più tardi, la rocca Paolina costruita a dispetto del popolo perugino. La prima durò pochi anni ed era snella e leggera con i suoi camminamenti sopra i tetti della città più alta, la seconda rimase come un cane da guardia per quattro secoli, seduta sulla sua insostenibile mole. Però la reazione sarà la stessa anche perché questi imponenti manieri rappresentavano il simbolo realizzato del potere che veniva imposto da Roma. La città è sempre cresciuta liberamente assecondando le linee del suo colle, rispettando le proporzioni, anche se la sua verticalità sembrava sfidare talvolta le leggi della fisica con le sue cento torri e le mura che garantivano la stabilità alle sue fabbriche di pietra. Questo modo di fare un passo alla volta le tante scale della città ci dice qual è il carattere dei perugini. Le misure della città sono tutte disposte nelle proporzioni dei lati di Piazza Grande e della sua Fontana in mezzo. Ecco, questo è il paradigma e queste sono le storie che avremmo potuto raccontare ai nostri ospiti se fossero venuti. Perugia si è sempre salvata per sua fortuna dagli eventi distruttivi della natura ed anche dalla brutalità dell'uomo quando altrove cadevano le bombe alleate così che oggi si presenta come una delle città storiche meglio conservate in Italia. Dovremmo ricordare, quando i nostri turisti torneranno, che Perugia è stata una dei luoghi più importanti del Grand Tour dal finire del Settecento alla Belle Epoque, cioè sin alla vigilia della grande guerra quando l'Europa chiuderà per sempre il suo periodo spensierato per entrare nelle tragedie del Novecento. E' curioso come i turisti di oggi siano attirati, tutto sommato, dalle stesse cose verso le quali si muovevano gli artisti e gli intellettuali europei di una volta. Inglesi, soprattutto, ma anche americani e francesi. Non era il medioevo, i vicoli stretti e bui dai quali si poteva "guardare il cielo come dal fondo di un pozzo" a suscitare interesse, ma la luce dei panorami sulle terrazze che si aprivano davanti alla valle umbra. "Passeggiando ci si può perdere -scrive Hawthorne- negli strani angusti corridoi che a Perugia chiamano vie". I viaggiatori romantici di quel periodo non amavano il Medioevo ma le rovine romane, la classicità che avrebbero incontrato alla fine del loro viaggio, a Roma, e i paesaggi, la natura, il fascino misterioso dell'infinito. Il luogo preferito è dunque quello dei giardini che guardano Assisi e la valle umbra e poi, se proprio si deve fare un'escursione, si corre verso il Trasimeno. Non fanno così anche molti nostri turisti con il solito giretto per il corso, sino alla Fontana di piazza per poi tornare indietro a cercare il riparo dei lecci sul balcone di Carducci? "Da Perugia a Spoleto è tutta un'inflessione armoniosa di montagne, di città bianche in fila, di valli variopinte di colture che danno agli occhi e alla mente un piacere musicale". Scriveva René Schneider, uno storico dell'arte, nel 1905. Poi si arriverà a Terni, alla cascata delle Marmore, l'orrido precipizio che rappresenta la sintesi più sublime di tutto ciò che vanno cercando i protagonisti di questo indimenticabile viaggio in Italia. Li aspettiamo ancora ospiti come questi che per arrivare con le loro carrozze sgangherate e le nostre stazioni di posta puzzolenti non si fermavano di fronte ai tanti rischi di un viaggio senza certezze e, di sicuro, senza comodità. Suvvia, il terremoto è passato, e le vacanze di Natale sono lunghe. C'è ancora tempo. Se no, ce ne staremo da soli, in famiglia, come sempre.

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