Renzo Massarelli

Ma che anno è?

17.12.2016 - 10:30

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L’altro ieri sulle locandine dei giornali locali si potevano leggere tre notizie. Una donna era morta per overdose in casa davanti alla figlia, un gruppo di giovani aveva aggredito, dopo una rissa alcuni poliziotti in un parcheggio, un genitore era stato colpito da uno sconosciuto davanti a una scuola. Può essere che i giornali talvolta esagerino con la cronaca nera, però la sensazione amara che si prova è sempre la stessa. Da quanto tempo leggiamo le stesse notizie? insomma, in che anno ci troviamo? sempre nello stesso. La droga, le aggressioni e le risse. Ma non era roba del passato? Ma no, con queste cose dovremmo convivere chissà per quanto tempo. I problemi sociali che oggi impastiamo, semplificando, nel calderone del nostro desiderio di sicurezza, non si sciolgono da un giorno all’altro e nemmeno da un sindaco all’altro. I ritmi di una città sono lenti e non hanno il passo dei nostri calendari. Dunque, siano sempre nello stesso anno e non sappiamo neanche quanto durerà. Naturalmente, ognuno, dalle istituzioni ai singoli cittadini, dovrà mettere l’impegno necessario per migliorare le cose, non è questo il problema, ma non dovremmo illuderci di poter risolvere le complesse vicende di una società in crisi con qualche ricetta miracolosa. C’è chi commenta con soddisfazione, quando vengono pubblicate, le classifiche sulla qualità della vita nelle province italiane. Non c’è niente di male se qualcuno ci dice che non stiamo peggio dell’anno scorso, anzi. Solo che in queste cose si deve avere lo sguardo più lungo dei numeri e delle percentuali messe in bella copia da qualche rispettabile esperto in statistiche. Le classifiche ci dicono, per esempio, che la qualità della vita di Roma è migliore di quella di Perugia. Dobbiamo crederci? difficile, se ci troviamo in un giorno qualsiasi immersi nel traffico più spaventoso che si possa immaginare. Meglio guardare in casa propria e cercare di capire se davvero stiamo facendo qualche passo in avanti. Prendiamo il caso dei rifiuti. Tra le tante cose che non vanno nei nostri impianti di trattamento e riciclaggio c’è il solito problema della qualità dell’organico raccolto nei nostri sacchetti. Non ci siamo ancora. Beh, era così già venti anni fa. Allora, in che anno siamo? Che anno è quello che si sta rapidamente avviando alla conclusione? Leggendo il nostro Zibaldone troviamo un’altra novità. In qualche ufficio del Comune si sono incontrati i gestori dei locali per cercare di definire alcune regole da condividere con i residenti, peraltro non invitati, per superare le sanguinose controversie legali sul rumore notturno, causa non secondaria delle spopolamento della città storica. Alla fine hanno proposto di assumere degli steward, dei buttafuori, per amministrare la confusione che si crea prima e durante la chiusura, all’aperto. Proposta che circola anch’essa da almeno vent’anni e poco o per nulla efficace nei pochi casi in cui è stata sperimentata. In realtà oltre la propria porta i gestori dei locali vorrebbero collocare delle strutture mobili, i cosiddetti dehor, quelli con le bombole a gas, per riscaldare le fredde notti perugine, come se non bastasse l’occupazione intensiva di ogni angolo della città dei bar, mescite varie, pizzerie, nelle stagioni più favorevoli. A pensarci bene, non stiamo proprio fermi. Stiamo camminando verso la città dei balocchi che fece così tanti danni alle speranze infantili di Pinocchio, alla occupazione sempre più aggressiva della città antica, alla Disneyland de noialtri. C’è chi vorrebbe togliere, per quel che serve ormai, la Ztl, causa di tutti i nostri mali e lasciare le auto girare a vuoto alla ricerca di un parcheggio che non si trova. Un’altra richiesta che viene avanzata mediamente una volta all’anno per risolvere, dicono, il problema dell’accessibilità di una città così scomoda non essendo sufficiente il minimetrò, le scale mobili, gli ascensori, gli autobus, il traffico privato lievemente limitato soltanto la mattina. Intanto chiude il caffè di Perugia. Non aveva già chiuso poco tempo fa? Certo, ma poi aveva riaperto e ora si cerca il terzo gestore. In questo caso parliamo del primo locale della città al quale non sono bastati neanche i tavoli all’aperto in via Mazzini. Che anno è, allora? Sempre lo stesso, tranquilli. Non ci resta che aspettare che la nebbia salga dal parco di Santa Margherita sino a San Pietro e San Domenico, dal versante rimasto ancora verde e umido dopo la grande cementificazione dei decenni passati. E’ il fenomeno di Natale e lo spettacolo più straordinario che offra la città ai residenti superstiti e anche, si capisce, a tutti coloro che vogliono fare un salto, prima che il miracolo svanisca.

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