Renzo Massarelli

Fuori dal carcere

10.12.2016 - 10:34

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Tutti gli uffici giudiziari nell'ex carcere di Piazza Partigiani. Vecchio sogno degli anni novanta e della giunta comunale presieduta a quei tempi da Mario Valentini. Passano gli anni, ma in una città che ha attraversato tanti secoli un quarto di un secolo è davvero un batter di ciglia. E' vero che per la Rocca Paolina il Papa fece sistemare il tutto in un paio di anni, ma l'ottimismo della volontà di quei tempi era più forte del pessimismo della ragione dei tempi nostri. Comunque sembra fatta. Possiamo fidarci? Chissà, visto i precedenti. Le ultime cifre che sono circolate per l'affare del secolo non sono davvero bruscolini. 75 milioni. Il Demanio, cioè lo Stato, troverà i fondi necessari? E come? Troppe domande per ora, l'importante è che al Ministero ne abbiano parlato, sia pure in una riunione, diciamo, un po' troppo informale. C'era il sindaco, dicono, e un sottosegretario non proprio del ramo, ma quasi. Giampiero Bocci. Manca un progetto finanziario e quello edilizio, cioè tutto, ma c'è tanta buona volontà. Per ora, visto i tempi di attesa, sembra sufficiente che se ne parli anche se eravamo rimasti, qualche mese fa, all'annuncio che il Demanio aveva messo in vendita il carcere femminile.
Ai tempi del sindaco Mario Valentini si pensava di risolvere proprio con il carcere l'enorme dispersione degli uffici che riguardano l'amministrazione della giustizia. In realtà, viste le continue emergenze, questa dispersione si è accentuata nel corso degli anni. Piazza Matteotti sarebbe diventata così il luogo della cultura con l'arrivo della Biblioteca Augusta o, comunque, di una parte non secondaria della grande struttura di Porta Sole. Questo era il progetto. Poi i sogni, anche se muoiono all'alba, in qualche modo ritornano. Ora non si parla più di Biblioteca Augusta ma pur sempre di non meglio precisati insediamenti culturali. Di insediamenti culturali, anzi, di Hub della cultura, si era parlato quando Perugia era una della candidate al titolo di capitale europea non per gli uffici giudiziari di Piazza Matteotti ma proprio per il vecchio carcere. La vita è bella perché è varia.
Comunque, alla fine di tutti questi giri di valzer, non è male che si sia tornati sul sentiero tracciato ai tempi di Mario Valentini. Non ci resta altro che aspettare.
Naturalmente non c'è solo il carcere. Come tutti sanno è in piena attività il cantiere del Mercato coperto, poi dovrebbero arrivare quelli dei due teatri della città. Turreno e Pavone. Poi ci sarebbe quella specie di fabbrica di San Pietro che è l'auditorium di San Francesco al Prato, bellissima chiesa colpita dalla sfortuna di esser nata nel versante più instabile del colle perugino. Attorno a queste fabbriche ruota il pianeta del nostro futuro, l'identità ritrovata della città antica e quindi di Perugia senza altri aggettivi. La novità più importante di tutta questa storia è che, al contrario del vecchio carcere, i progetti avviati e quelli da avviare hanno una qualche solidità finanziaria, grazie alla Fondazione della Cassa di Risparmio e alla Regione. Magari l'Europa. Il Pavone, del resto, ha bisogno di un restauro e di esser messo in sicurezza da qualche parte. Per il Turreno le cose sono un po' più complicate perché non c'è ancora un'idea condivisa. C'è chi vorrebbe farne una grande sala per concerti ricavandone il massimo dei posti e comunque più di mille e chi immagina una funzione polivalente con spazi anche di carattere commerciale. Qual è la differenza? La differenza sta nei costi. La grande unica sala per concerti, che è ciò che manca come il pane a una città come Perugia, ha bisogno di più investimenti per la sicurezza e per la manutenzione annuale. A Palazzo dei Priori, dove pure tutto arriva in dote, cioè praticamente gratis, non vorrebbero sentir parlare di spese, diciamo, di condominio. Il rischio che si corre è quello di veder sfumare l'investimento della Fondazione e, quindi, di lasciare le porte del Turreno chiuse per chissà quanto tempo ancora.
Può essere una impressione sbagliata, ma non è da oggi che ci si chiede se chi governa a Palazzo dei Priori abbia un'idea unitaria del futuro del centro storico. Ci si balocca talvolta tra gli interessi commerciali e quelli culturali, tra la pancia e l'intelligenza di una città che fatica, come si diceva una volta al liceo, a fare la sintesi. Ecco, un ex carcere che diventa cittadella della giustizia rimanda tutti questi interrogativi da qualche altra parte.
Un ristorante in più al Turreno e tanti altri al Mercato coperto non possono essere la risposta che cercavamo. Un Hab della cultura diffuso in un territorio dove si trovano due università, due grandi musei, e un patrimonio immenso di tesori d'arte c'è già. Basta mettere tutto a sistema in una grande rete. Poi dovremmo solo far girare la chiave.

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