Renzo Massarelli

Il parcheggio nel giardino

08.10.2016 - 10:35

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E' vero che il terreno tormentato di Perugia non aiuta. Per questa ragione molte strade e molte piazze sono una pura invenzione dell'uomo. Niente a che vedere con le forme create dalla natura. Persino Corso Vannucci, prese la sua dimensione nel grande spazio vuoto della Piazza Grande. Figlia, quindi, di un paziente lavoro di livellamento tra due colli che poi si sarebbero ricongiunti formando una lunga linea retta orizzontale. Un tratto in piano tra fossi e dislivelli. Per non parlare di Piazza Matteotti, il Sopramuro, creazione artificiale dell'uomo e della sua ansia di far lievitare con un soffio di fantasia spazi troppo angusti. O anche Via Battisti, disposta come un balcone addossato alle mura degli etruschi. Abbiamo occupato un colle, anzi due, e poi lo abbiamo modellato con grande fermezza seguendo scelte che le necessità e le circostanze suggerivano. E' questa la città dentro le cui strade ancora oggi ci muoviamo, secolo dopo secolo. Città storica perché figlia del tempo alle cui asperità l'uomo si è adattato dopo averle prima affrontate e poi domate. Per quello che era possibile, si capisce.
Anche Piazza Grimana era un fosso che si poteva superare grazie a un ponticello. Nel Cinquecento il cardinal Marino Grimani "fece colmare l'avvallamento che divideva la città vecchia dal borgo Sant'Angelo" (da "Caro viario" di Maria Rita Zappelli) e poi altri interventi cercarono di definirne l'identità, sino alla distruzione della cosiddetta "Spina", un gruppo di "case fatiscenti che sorgevano dove oggi è il giardino pubblico". Beh, ancora oggi Piazza Grimana non è una vera piazza ma un luogo dove ogni angolo contraddice quello accanto nonostante la presenza piuttosto impegnativa dell'Arco Etrusco e dell'Università per stranieri. L'ultimo recentissimo intervento che definisce lo spazio di sosta, insomma il marciapiede, davanti palazzo Gallenga, non fa altro, alla fine, che accentuare l'insostenibile confusione di linguaggi di un posto destinato come sempre alla triste funzione di spartitraffico.
Adesso ci mancava pure il parcheggio infilato nel cuore dei giardinetti e in coabitazione con le panchine miracolosamente sopravvissute sotto gli alberi. E' il caso di dire che peggio di così non si poteva fare. Dopo tanto discutere e dopo le feste per i vecchi lampioni ritrovati, il marciapiedi sghembo e il pavimento che ospita, senza discernimento, mattoni rossi e pietra serena davanti all'ingresso dell'Università, la piazza resta triste e ancor più priva di senso come dev'essere stata ai tempi del cardinal Grimani. Perché hanno rovinato un prezioso e raro spazio collettivo in modo così pesante? Perché imporre la presenza delle auto in una piazza della città dove regna già l'anarchia e la sosta selvaggia? Quelle marmitte fumanti davanti alle persone che in quel posto cercano invano aria pulita e silenzio offendono il senso civico che tutti noi dovremmo difendere e alimentare. Quelle marmitte ci dicono che prima di tutto viene la dittatura dell'auto privata. L' incapacità di capire come si governa un centro antico come quello di Perugia appare così evidente da bruciare le speranze di chi aveva sperato in un cambiamento virtuoso dopo il cambio della guardia a Palazzo dei Priori. Un limite di cultura urbana davvero pesante per la giunta del giovin Romizi Andrea.
Ci vuole molto per acquisire una credibilità e niente per giocarsela. Il caso di Piazza Grimana lo conferma. Dunque, perché hanno preso una decisione così assurda? Spesso l' amministrazione di una città non fa altro che inseguire il senso comune dei suoi elettori, fosse pure, questo senso comune, profondamente sbagliato. A chi serve questo parcheggino da mezz'ora di sosta libera dove nessun vigile andrà mai a controllare e dove è difficile entrare e ancor di più uscire? Beh, certo, non dispiace ai gestori dei negozi, in genere, perché è sempre al girare delle auto che si affida la fortuna del commercio. Uno si ferma, scende, compra le sigarette e riparte. Semplice, basta creare la possibilità di una sosta. Per inseguire questa teoria si offendono i diritti di tutti gli altri cittadini, degli anziani e dei bambini. E' così che lo spazio eternamente incompiuto del cardinal Grimani è destinato chissà per quanto tempo ancora a rimanere una piazza invisibile come la città e tante sue vie dove gli interessi di parte cancellano gli spazi comunitari, i diritti collettivi che una volta pensavamo dovessero far fiorire una nuova e desiderata qualità della vita. Se così non è, ci spieghino a Palazzo dei Priori qual è il motivo di una scelta così priva di senso e si sbrighino poi, per favore, a cancellarla il più presto possibile.

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