Renzo Massarelli

Finalmente ci siamo

11.06.2016 - 11:15

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E' da un po' che sentivamo sotto le nostre finestre un rullar di tamburi sul finire del giorno senza capire cosa stesse succedendo. Poi ce l'hanno spiegato. Erano le prove del Grande Evento che chiamano Perugia 1416, una rievocazione storica, rigorosamente in costume, che ci parla del nostro passato e di un nostro grande concittadino che solo per caso viene chiamato Braccio Fortebracci da Montone. Perché da Montone? una ragione c'è e ci toccherà spiegarla ai turisti così come ci tocca, talvolta, ricordare che Pietro Vannucci era nato a Città della Pieve pur essendo conosciuto come il Perugino. Capita. Ci hanno inondato di convegni e conferenze, ci hanno parlato dei dolci e anche degli aperitivi e persino del profumo da dedicare al grande condottiero che, se non avesse perso una guerra dopo aver vinto tante battaglie, sarebbe stato il re d'Italia anche se l'Italia a quei tempi non era nemmeno un'espressione geografica. Ora, la storia di una città come Perugia attraversa quella degli etruschi, dei romani, il tempo dei liberi comuni e quella dei papi sino al Risorgimento, all'Unità nazionale e al regno d'Italia e poi ancora al fascismo, alla Resistenza e alla Liberazione e poi alla Repubblica. Perché nel mezzo di un tempo lungo tre millenni emerge questa figura che faceva il cavaliere di ventura e vinse una battaglia contro la sua stessa città, nel 1416? Va bene, lasciamo perdere, oggi ce la godiamo così come viene, e anche domani, questa bella festa, poi ne riparliamo se qualcuno ne avrà ancor voglia. Certo, siamo sinceri, una festa così non ce l'aspettavamo. Nel programma del nuovo sindaco questa cosa destinata a segnare in modo forte i primi cinque anni della Destra a Perugia non c'era. Chi aveva votato per il sindaco che oggi ci governa pensava ad altre cose. La sicurezza, la diffusione della droga, lo sviluppo tumultuoso della città nuova, la speculazione edilizia, la qualità della vita, i trasporti, il traffico, le scuole e gli asili, una politica per i giovani, la cura del verde e dei parchi. Cose così. Ma il corteo storico no, a nessuno era venuta in mente un'idea del genere. Ora se la giocano con la corsa del drappo. Se funziona sono dei geni, ma se non funziona cosa diranno agli elettori la prossima volta? Che è sempre colpa del sistema di potere della sinistra? Hanno mai pensato, per dire, di rivedere un pochino le scelte del vecchio piano regolatore, di ragionare sulle distorsioni della città costruita, sulla crisi di identità del centro storico, sulla cultura in un capoluogo di una regione? Anche questo problema della rinascita di alcune pertinenze storiche della città come il mercato coperto o il Turreno, pur con l'intervento della Fondazione della Cassa di Risparmio o della Regione, non emerge nel dibattito sulla città che vogliamo. Ciò di cui si dovrebbe parlare non è solo il destino di qualche contenitore ma il senso del futuro verso il quale vorremmo andare. A quale città, di grazia, pensano i nostri amministratori? Intanto chi va come un treno è la regina incontrastata della festa che stiamo per goderci. Nei borghi dove non c'erano molte adesioni e pochi disposti a mascherarsi da figurante hanno tolto di mezzo le associazioni e ci hanno messo persone gradite. Di doman non v'è certezza al punto tale che non sanno neanche quando costerà questo palio venuto e imposto dall'alto da quattro cultori del potere dei nobili. L'ha detto la nostra assessora alla cultura. Un bilancio non c'è, vedremo alla fine. Viva la sincerità. Poi abbiamo saputo che un bel gruzzoletto di euro tra le migliaia che verranno spesi, ma che per ora non vengono documentati, sono stati stornati dal famoso milione ricevuto in dote dal Ministero della cultura. Cosa sino a ora sempre negata. Un tesoretto da spendere entro il 2015 e per investimenti legati ai progetti per la candidatura di Perugia a capitale europea della cultura. Sono serviti invece per costruire i costumi di Braccio e della sua corte. Roba fine, al punto da esser presentati come un investimento perché questi tessuti tagliati e cuciti nel nostro tempo, copie più o meno riuscite di un passato molto lontano, dovranno far parte del museo civico che non c'è ancora ma era previsto dal programma per Perugia capitale europea della cultura. Così si sono messi in regola. Chissà come pensano debba essere un museo se cominciano con i falsi storici. Ma in questa Rievocazione non sono gli unici. L'elenco è lungo.

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