Renzo Massarelli

Le logge del Duomo

30.04.2016 - 10:52

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Perugia non è una città che ama i portici. I portici si trovano nelle città della pianura padana e servono a far passeggiare al coperto le persone e a proteggerle così dalle intemperie. Anche Perugia è una città dove il freddo non si fa desiderare ma è del Medioevo e le sue case non avevano tanto spazio da sprecare, nemmeno per le strade, che sono intrecciate tra mille vicoli, figuriamoci per i portici. Le logge del duomo sono quindi una rarità e non sono dei semplici spazi per favorire l'incontro tra le persone. Sono parte di un percorso che dalla Cattedrale portava al palazzo ormai scomparso di Braccio Fortebracci, signore di Perugia per otto anni e tornato all'onore delle cronache di recente. Ora sono lì questi archi a testimoniare con grande fatica un passato sempre più sbiadito dalle vicende della storia. Fanno parte del paesaggio senza avere più nulla da dire se non per mostrare la loro bellezza. La città è piena di opere d'arte rimaste orfane delle loro antiche utilità, isolate e mute e lontane da un contesto non più leggibile. Nonostante tutto esse sono la città, una nota alta nel pentagramma che è scritto dalle porte, dagli archi, dalle mura, dalle scale, dalle finestre a sesto acuto, dalle bifore e dalla trifore dei palazzi.
Le logge del duomo, di proprietà della Curia, non c'entrano molto con il Duomo, anche se ne fanno parte. Sono un segno importante della piazza e il sipario di fondo della Fontana ma sono rimaste per un tempo molto lungo un angolo dimenticato, anche di recente, quando un paio di vetrine servivano a rendere più accettabile la loro distanza dal mondo. Un posto come questo non poteva non attrarre un personaggio dal fiuto fine come il patron di Eurochocolate. Eugenio Guarducci. Uno dei pochi, insieme a Paris Ricci, capace di tirar fuori l'impossibile da un centro storico sempre più avvilito e piegato su se stesso, di spremere, insomma, dalle sue pietre, il miele dolcissimo del profitto.
E' giusto trasformare le logge del Duomo in una cioccolateria? E un luogo così deve custodire se stesso per restare libero e di tutti o donare a chi paga l'affitto la sua bellezza? Beh, certo, la risposta della Curia sarebbe scontata. Con i suoi tanti immobili di proprietà i bilanci tornano a fiorire. E il business vince sempre.
Alcuni giovani hanno scritto una lettera indirizzata allo stesso indirizzo da dove esce ed entra l'Arcivescovo. Vorrebbero che le logge non vengano privatizzate, che restino aperte, libere. Ma l'affare è ormai fatto e dalla Curia è difficile aspettarsi un ripensamento. In fondo tutti sono d'accordo. La Sovrintendenza, Palazzo dei Priori, forse anche il comune sentire dei cittadini. Prima c'erano i piccioni, adesso ci sarà qualche tavolino. Ai giovani la Chiesa regala le scalette del Duomo che sono uno spazio di confine tra il cielo e la terra, tra lo spirito e la carne, tra il fumo dell'incenso e quello degli spinelli. Può bastare.
Intanto quel marpione di Guarducci sistema il suo secondo balcone con vista sulla Fontana. E lo fa da solo. Il pavimento delle logge è sconnesso? Ci pensa lui. Tira un bel nastro di inizio lavori e via. Tra un po' ci farà conoscere il marchio dei prodotti in vendita, il nome di chi ci mette la faccia. E poi si dovrà aprire per il giorno del corteo storico. Braccio e il 1416. Va bene, la data non coincide con l'arrivo del cioccolato in Europa. Braccio conquista Perugia un secolo prima che il vecchio mondo impari a conoscere i tesori di quello nuovo. Però le logge sono opera sua, Vescovado permettendo, e all'antico condottiero si dovrà pur fare un omaggio, in quel posto, quando i cavalieri con le loro dame in costume da Porta Sant'Angelo arriveranno nella piazza Grande della città. Ormai a Perugia non c'è settimana che non si parli, in un convegno, di Braccio. Braccio di qua Braccio di là. Ieri è toccato al cinema. C'è già un regista, che non sarà Fellini, però sa il fatto suo, pronto a fare un film sulle gesta del nostro più grande capitano di ventura. Tanti auguri ad Alessandro Alatri. Ne avrà bisogno. Con San Francesco, per dire, ci hanno provato Roberto Rossellini, Liliana Cavani e Franco Zeffirelli. Il primo si giocò la reputazione il giorno della presentazione a Venezia del suo "Francesco giullare di Dio", nel 1950. Su Zeffirelli è meglio lasciar perdere. La Cavani con San Francesco ci ha provato tre volte. Tre fallimenti. Difficile ricreare il passato e i suoi miti, anche al cinema, talvolta. Ma quello di San Francesco era il Medioevo. Con Braccio siamo già nell'epoca del passaggio a qualche altra cosa. E' questo passaggio che si festeggia a Perugia nel mese di giugno. E poi Braccio non è mai stato un santo. In Comune ci hanno messo la faccia e un sacco di soldi. Intanto Guarducci guarda e osserva. Sotto le logge del duomo.

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