Renzo Massarelli

Rubare i rifiuti

19.03.2016 - 12:44

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Pochi giorni fa hanno arrestato a Ponte San Giovanni due rumeni. Avevano tagliato con le cesoie la rete di protezione dell'isola ecologica per andare a rovistare tra i rifiuti di maggiori dimensioni e portarsi a casa gli scarti delle nostre case e recuperare qualcosa che abbia ancora un valore d'uso. In pratica, rubavano rifiuti e i rifiuti sono per tutti noi e per chi li deve raccogliere e smaltire più un problema che una opportunità. Quei cosiddetti ladri ci hanno fatto un danno o un piacere? e che furto è quello di un materiale che dev'essere trattato e quasi sempre, alla fine, eliminato? Certo, le isole ecologiche sono spazi chiusi e non si possono violare. Tagliare le reti per facilitare l'ingresso è una cosa che non si può fare. Insomma, ci sono delle regole e bisogna, come sempre, rispettarle.
Qualcuno si ricorderà di sicuro, anche se occorre andare di molto indietro nel tempo, gli ambulanti che spingendo un triciclo giravano per i villaggi per comprare roba vecchia, ferraccio, scarti di utensili, stracci. Ecco, si chiamavano straccivendoli o, in dialetto, stracciaroli. Oggi potremmo chiamarli i rigattieri del porta a porta. La moderna raccolta dei rifiuti li ha tolti dal mercato. Si sono estinti. Eppure svolgevano, per l'usanza di quei tempi, un ruolo importante. Con loro non c'era bisogno delle discariche e soprattutto ci insegnavano un'arte preziosa. Quella del riuso. Vecchi ombrelli ormai inservibili, indumenti logori, copertoni di biciclette. Beh, le biciclette, una volta, erano come il maiale. Non si buttava via nulla. Sui carretti degli stracciaioli finivano solo tutte quelle cose dalle quali non si poteva ricavare più nulla e cioè gli elementi base. I metalli, i tessuti di lana e poco altro.
Poi è arrivato il tempo dell'usa e getta. La cultura contadina e le sue virtù, compresa quella, fondamentale, dell'autoproduzione di cibo, si stava perdendo lungo le strade che portavano in città durante il grande esodo mezzadrile. E' nelle città che le famiglie sono diventate dipendenti in tutto. L'altra grande estinzione è stata quella degli artigiani che in città c'erano nati. Uccisi anch'essi dalla produzione seriale, dall'egemonia dell'industria. Gli artigiani ricompaiono ormai solo nelle sagre di paese, ma interpretano per qualche giorno un mestiere che non c'è più, con qualche rara eccezione, e del quale non hanno più memoria. Non ci siamo resi conto che con il tempo abbiamo perso la capacità di costruire un oggetto qualsiasi con le nostre mani. Per il resto, abbiamo i supermercati dove c'è tutto ciò che ci serve e anche di più, ma di quel che compriamo non sappiano nulla, compresa la provenienza, tantomeno la qualità. Neanche i vecchi straccivendoli sarebbero capaci di utilizzare i nostri scarti che ormai sono fatti di plastica, sprechi alimentari, residui rammolliti del frigo, scatole di cartone accumulate il giorno del compleanno e dei regali, televisori fuori uso, telefonini, giochi elettronici. E' così che crescono le discariche e dall'era del riuso siamo passati all'era del consumismo. L' ultima virtù che ci è rimasta è quella della raccolta differenziata. Abbiamo i nostri mastelli ai quali affidiamo l'ultimo viaggio che testimonia il nostro stile di vita, la grande omologazione del gusto e delle mode.
Qualcuno si chiede come mai continuano a costruire palazzi nonostante la crisi delle nascite. La popolazione non cresce e allora perché ci sono sempre più case? Perché abbiamo bisogno di spazio per collocare tutti gli oggetti che non ci servono più e, magari, le cose che rappresentano qualcosa nella storia della nostra vita. I ricordi. Abbiamo bisogno di contenitori più grandi, armadi, bauli, mensole. Sino al giorno in cui ci accorgiamo che lo spazio non è infinito e che la possibilità di comprare oggetti non tutti necessari perde di senso nel tempo della crisi e delle nuove povertà. Non si può crescere sempre. Anche l'uomo dopo l'adolescenza smette di crescere e così anche gli animali o le piante. Non cresceranno più neanche le nostre discariche un giorno non lontano perché dovremo, di necessità, smetterla con uno stile di vita che non ci regala una qualità della vita migliore, desideri autentici, emozioni.
Così, se è possibile, lasciamo stare quei due rumeni. Magari hanno riscoperto un mestiere prezioso nel tempo dei nostri nonni, l'arte del recupero. Lo avranno fatto per necessità o anche grazie alla cultura che si è conservata in quei paesi dove le possibilità economiche sono minori. In fondo, stanno riciclando per tutti noi, loro, che lo sanno ancora fare. Rubare rifiuti non può essere un reato, anche se il compito di smaltirli e riciclarli lo abbiamo delegato a imprese specializzate. A noi non rimane che il compito di produrne di meno. Questo, speriamo, siamo ancora in grado di farlo.

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