Renzo Massarelli

Il contado che si vuol tutelare

07.11.2015 - 10:08

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La questione della salvaguardia ambientale e paesaggistica di quel territorio che si mostra ai viaggiatori tra i comuni di Perugia e Marsciano e che si chiama Contado di Porta Eburnea è una questione molto sensibile per chi vuol capire di quale politica del paesaggio stiamo parlando nella nostra regione e cosa vogliamo fare nel futuro.
Porta Eburnea è una delle cinque porte della Perugia di una volta, da qui si partiva per prendere la strada della campagna verso occidente e un po' più a sud rispetto alla porta di via di Priori che ci indicava la direzione del Trasimeno e della Toscana.
Territorio sensibile perché la sua qualità ambientale ci mostra il meglio dell'Umbria, l'Umbria com'era, così come possono farlo, per l'opera dell'uomo, anche i piccoli centri storici che tutti ammiriamo. Città e campagna nelle loro virtù massime.
Dunque, il discorso è molto serio. Parliamo di un contado, di quelle terre che appartenevano a uno dei borghi perugini, ma parliamo di tutta una regione perché non possiamo all'infinito specchiarci soddisfatti davanti al solito slogan che ci ricorda che l'Umbria è il cuore verde d'Italia.
Siamo verdi, lì dove lo siamo, nelle colline e nelle montagne dove cresce in gran parte il leccio, oppure, più in basso, l'ulivo o il pino d'Aleppo, tutti alberi che non perdono le foglie in inverno.
Siamo verdi per vocazione naturale e qui sta la diversità dell'Umbria rispetto alla Toscana o alle Marche. Insomma, non è merito nostro. Noi, al più, dobbiamo conservare questo patrimonio, non mandarlo in malora. L'abbiamo fatto? Beh, di sicuro nelle alte colline e nelle montagne dove non c'è interesse edilizio. Nelle pianure e nelle basse colline il discorso cambia. Basta farsi un giretto nella Valle umbra oppure intorno a Perugia e poi prendere la strada del Trasimeno.
Perché è importante la questione del Contado di Porta Eburnea? Beh, in quella zona inimitabile fatta di saliscendi e di colline alla maniera del Perugino e poi anche di splendide ville storiche si sta giocando una partita che non ci può non interessare. Parliamo di un territorio "di notevole interesse pubblico". Detto in due parole. Su quel territorio il governo, attraverso la Sovrintendenza, ha opposto una tutela ambientale fortemente sostenuta da diverse associazioni, mentre la Regione e il comune di Marsciano, ma non quello di Perugia, hanno opposto un ricorso contrario. Deciderà il Tar a dicembre. Sulla questione è intervenuta anche la presidente della Regione dopo un articolo apparso su Repubblica. "Non siamo dei cementificatori ed è davvero curioso che con tutti i disastri ambientali che ci sono in Italia si prenda di petto proprio l'Umbria". Alla Regione non saranno dei cementificatori ma se così è perché opporsi a un decreto del governo che non è un vincolo assoluto ma relativo, cioè una specie di misura cautelare che impone a chi vuol realizzare nuove opere edilizie una autorizzazione paesaggistica della Sovrintendenza. Sembra una garanzia efficace per impedire abusi e interpretazioni piuttosto allegre dei piani regolatori, almeno qui, in questa zona così straordinaria. Esempi di pessima gestione del territorio, varianti su varianti per soddisfare quasi sempre interessi speculativi, Regione o non Regione, sono sotto i nostri occhi ovunque si voglia volgere lo sguardo. Ogni volta, quando si parla di edilizia, torna il solito dilemma. Val più la tutela del paesaggio o gli interessi del mondo dell'edilizia e dei proprietari terrieri? Certo, al centro di questo storie ci sono posti di lavoro, ma anche la tutela e la valorizzazione della qualità ambientale crea posti di lavoro. O no? Non parliamo dal cuore verde d'Italia?
E poi smettiamola con la pretesa di voler essere considerati i primi della classe. E' vero, abbiamo una lunga e buona tradizione ambientalista. Non tutto è merito degli alberi sempreverdi, c'è anche la mano dell'uomo impressa sul paesaggio umbro.
Lo sappiamo. Solo che stiamo facendo troppi passi indietro. In Toscana, per dire, il Piano paesaggistico esiste, funziona. In Umbria abbiamo la "preadozione" della prima parte del Piano.
Sembra un gioco sibillino di parole. Perché stiamo fermi? Perché non chiudiamo questa partita? Così, mentre aspettiamo distrattamente che il tempo passi invano, siamo velocissimi nel ricorrere al Tar per bloccare un provvedimento di tutela del Governo a favore del Contado di Porta Eburnea. Perché? A questa domanda dalla Regione non hanno ancora risposto.

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