Renzo Massarelli

Colazione al Pincetto

05.07.2015 - 11:28

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Da quando non è più il lato b dell’acropoli perugina, il Pincetto è diventato l’oggetto del desiderio di mezza città. E’ da lì che, tolti i sambuchi e anche qualche pianta pregiata ma con il difetto di essere troppo ingombrante, che si può ammirare, in tutta comodità, uno dei panorami più strepitosi dell'Umbria. Certo, c'è già la terrazza del mercato coperto, ma quello è il posto dei decenni passati, delle feste notturne di altri tempi ed è terribilmente esposta all'infida brezza notturna, anche nelle serate calde dei tempi di Umbria Jazz. Il panorama invece bisogna goderselo in tutta calma e considerarlo, alla fine, un accessorio, un valore in più mentre ci si tuffa negli aperitivi del tardo pomeriggio. Con la stazione del minimetrò e tutto ciò che le è nato attorno, la terra di risulta che si è mangiata, nel corso dei secoli, i tristi spazi di Campo Battaglia, è diventata più preziosa dell'oro, anche dopo il declino del progetto della "Nuova Oberdan". Per ora ci ha guadagnato il ristorante che guarda il sole sorgere al mattino rifatto a nuovo su pesanti piloni in cemento armato dopo aver vissuto per tanti anni come un vecchio nido tenuto in equilibrio sulla vertiginosa scarpata, quasi per miracolo. Il Mercato coperto è ancora lì, vecchio e malandato, come sempre, mentre gli appartamenti di via Oberdan, quelli completati dopo diversi ripensamenti, aspettano sempre l'ultimo inquilino. Sulle scalette di San Ercolano tutto è fermo, congelato dal tempo e dai guai della ditta costruttrice.
Il tempo dell'attesa e dei mezzi fallimenti è stato finalmente interrotto dall'apertura di un locale che occupa diversi livelli davanti al Subasio e, soprattutto, alle scalette di Sant'Ercolano e dentro gli anfratti fascinosi del vecchio ospedale dei tempi andati. L'hanno chiamato Umbrò. Come nome non è un gran ché ma è il locale più grande che mai abbia visto Perugia. Più grande del compianto Vitalesta, del nuovo Caffè di Perugia e di quei pochi ristoranti tradizionali di buon livello rimasti nel centro. Dunque, una novità assoluta che può cambiare il volto di un settore che si sta, è il caso di dire, mangiando gran parte degli spazi commerciali della città antica. Cos'è Umbrò? non proprio un ristorante, di sicuro una grande mescita, un negozio alimentare per prodotti scelti, frutta e verdura, come si dice, a chilometri zero. Alla fine un grande bazar del cibo e, ovvio, del bere. La formula è assolutamente nuova per questa città e somiglia molto alla ricetta fortunata di Eataly di Oscar Farinetti ma anche al progetto che vorrebbe realizzare al vecchio Mercato coperto il comune di Perugia. Ci stanno due offerte così impegnative l'una accanto all'altra? La risposta giace pesantemente sul tavolo dell'assessore Michele Fioroni che della sua idea di rinascita del Mercato Coperto è un po' che non parla. L'idea di Umbrò è nata nei cassetti della vecchia amministrazione e interessa in parte anche l'Arci, associazione che per un lungo periodo, quello dell'ex sindaco Boccali, ha rappresentato il braccio operativo della sinistra di governo in un sacco di settori, dal sociale, all'assistenza, al tempo libero, il cosiddetto terzo settore, insomma. Il modello di gestione di questi locali che sono pur sempre del Comune è un po' complesso. Finanza creativa. E poi non è questo il punto centrale del problema. Chi capisce di queste cose ed è aggiornato sulle nuove tendenze del consumo sostiene che finalmente Perugia può contare su una struttura di livello europeo, come ce n'è in giro per il mondo, una botta di vita e di modernità.
Ora, per molto tempo, si è discusso del progetto dell'assessore Fioroni. Si diceva: perché imitare Farinetti? perché lasciare il vecchio ventre alimentare di Perugia nelle mani di un privato. Perché non gestisce tutto il Comune, lascia spazio ai produttori locali e pensa un po' anche alle attività sociali, culturali, di intrattenimento per i giovani? Sante parole di sinistra, solo che Umbrò che sotto il governo della sinistra è stato concepito ha scelto anch'esso le regole del mercato com'è necessario e comprensibile visto l'investimento privato. Così, il Mercato coperto dall'alto delle sue strutture in ferro ormai un po' arrugginite e il nuovo locale più grande e più bello che ci sia si guardano un po' in cagnesco e un po' facendosi l'occhietto. Siamo fratelli gemelli di una stessa ideologia, quella del pensiero unico. Il profitto e il consumo. E la cultura, il protagonismo sociale? Un giorno la vedremo sorgere, insieme al sole, dietro la maestosa sagoma del Subasio mentre nel giardino di Umbrò e sotto gli alberi sopravvissuti del Pincetto si consuma l'ultimo cornetto della notte che muore.

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