Renzo Massarelli

Lontano dal XX Giugno

13.06.2015 - 11:07

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Giusto un anno fa ci siamo regalati una amministrazione tutta nuova per Palazzo dei Priori. Stiamo ancora aspettando che qualcuno “seghi la vecchia” e la brutta stagione che abbiamo attraversato per diverso tempo. Arriverà con la grande rievocazione storica della quale si parla da tempo?
Perugia, se si pensa alla sua storia, è stata una delle capitali di questo paese. Grande nell’Italia del comuni, nel Duecento, il suo secolo d’oro, ma grande durante la civiltà etrusca, romana e poi medievale. Il suo ruolo decade, come tutti sanno, dopo la cosiddetta guerra del sale, la costruzione della Rocca Paolina, il dominio fermo e feroce del potere temporale del papi. Il suo riscatto, politico, civile e morale, arriverà solo il XX giugno del 1859 e poi l’anno successivo con l’annessione al Regno d’Italia. Questo è quanto. I segni della sua identità moderna stanno al Borgo XX giugno dove si va ogni anno per ricordare, davanti al monumento al Frontone, le stragi compiute dagli svizzeri, e al poligono di tiro per ricordare un altro XX giugno, quello del 1944, giorno della liberazione. Per questo Raffaele Rossi, storico e vice sindaco della città, propose negli anni ottanta la Festa Grande, in pratica la festa laica della città accanto alle tante di natura religiosa legate, soprattutto, ai suoi tre patroni, santi, naturalmente, e martiri. La Festa Grande è legata a questa data, il XX giugno, e si svolge, nel corso di questo mese.
Perugia può vantare le sue manifestazioni culturali che non sono poche e niente affatto provinciali. Vogliamo ricordarne qualcuna? beh, è abbastanza facile. Umbria Jazz prima di tutto, la Sagra musicale umbra, il Festival internazionale di giornalismo e poi tante altre ancora. C’è un dato che le comprende tutte ed è questo voler guardare ben oltre il proprio contado, all’Europa prima di tutto e poi oltre il vecchio continente. Persino la festa del cioccolato che non è propriamente un evento di alta cultura si chiama Eurochocolate e prova talvolta a ragionare del senso, del valore, magari del linguaggio di un prodotto che arriva da continenti lontani. Non siamo una città metropolitana ma una città, comunque, non proprio sconosciuta nel mondo. Poi, soprattutto nella bella stagione, proviamo a toglierci qualche sfizio con le feste di paese, le sagre, i fuochi di artificio che illuminano riti lontani, credenze religiose, comunità che si ritrovano nelle calde notti d’estate. Tra questa, la più bella e la più legata alla cultura contadina è il “Sega la vecchia” che ci libera dal freddo invernale regalandoci la eterna rinascita primaverile.
Ora a Palazzo dei Priori, con questo progetto del torneo storico, vorrebbero fare le cose in grande tanto che a garanzia della qualità dell’idea lavorerà un comitato scientifico. Pensano alla solita “Guerra dei sassi” e all’ingombrante capitano di ventura Braccio Fortebraccio da Montone e signore, nel primo Quattrocento, della città. Cose forti, e un pochino sanguinolente, con il valore e il fascino della guerra sempre in mezzo. Vorrebbero rimettere le braghe di una volta a noi poveri residenti dei borghi, costringerci a gestire vecchie taverne come sanno fare meglio di noi a Bevagna, far rinascere la cruenta, della quale, peraltro, sappiamo quasi nulla, usanza di forgiare lo spirito guerriero del popolo decimando i più deboli a colpi di sassate. In Campo Battaglia, appunto. Dovremo ripetere lo stesso rito ancora una volta? ma no, bastano gomitoli di stracci, pietre finte. Vedremo correre cavalli in corso Vannucci al suono delle trombe? Perché no. Mettere in piedi, come fossimo a Cinecittà una specie di set per un film di cappa e spada di altri tempi, trasformare un abile e cinico condottiero del Quattrocento in una specie di Garibaldi perugino? Ma no, Braccio non combatteva per la patria, la propria, semmai per quella degli altri a seconda delle convenienze e del peso dei ducati d’oro. E’ questa la figura che dovremmo riscoprire e mostrare ad esempio ai giovani? Braccio non è stato il signore della città ma il suo conquistatore, il vincitore di una guerra combattuta a nome delle classi privilegiate contro il popolo. Oddio, adesso non è proprio il caso di riaprire vecchie dispute e metterci dentro pure la politica ma, per favore, non imponete a questa città un ruolo che non le compete. Non abbiamo conquistato la nomina a capitale della cultura ma non imponeteci proprio ora quella del cattivo gusto e del provincialismo. Abbiamo perso contro Matera, d’accordo, ma non fateci perdere anche contro Bevagna. Siamo la città del XX Giugno e della marcia della pace, vorremmo rimanerlo, per piacere.

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