Renzo Massarelli

Il derby umbro

18.04.2015 - 11:48

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E' il classico derby regionale, ma non è un classico. Perugia e Ternana non si sono mai incontrate in serie A che, peraltro, la Ternana ha frequentato per un paio di volte, seguite subito dalla retrocessione. Il Perugia, invece, ha una storia molto più importante. Un secondo posto dopo una stagione senza sconfitte, tante partite memorabili con Juventus, Milan, Inter, per dire. In serie B il confronto su un campo di calcio tra le due città umbre è stato più frequente, ma non più di tanto. Ci sono stati anni molto duri per l’una e l’altra squadra, partite giocate in terza e anche quarta serie. Fallimenti, presidenti in fuga, difficoltà di ogni genere. Due squadre in serie B, per questa regione, è già un bel risultato e, dati i tempi, ci possiamo contentare. Questa volta, però, allo stadio Liberati, il Perugia cerca di nuovo la seria A e la Ternana un posto tranquillo in classifica, lontano il più possibile dalla zona retrocessione. La classifica è importante ma in una partita come questa contano altre cose. Le due città non si amano e non soltanto quando le due squadre si incontrano in un campo di calcio. Questo non è un derby cittadino, una sfida tra contrade, ma un confronto tra città di una stessa regione, la partita dell’anno, quella che non si può perdere perché in ballo non ci sono soltanto tre punti in classifica, ma una rivalità profonda, una voglia di rivalsa che trova sempre qualche motivazione nuova, accanto a quelle antiche, inestirpabili. Terni e Perugia non si amano non solo perché, com’è evidente, sono così diverse, per la storia, l’economia, la cultura. Parlano persino due dialetti lontanissimi l’uno dall’altro. I perugini, per la loro gran parte, Terni nemmeno la conoscono. Le due città hanno vissuto, nel corso della loro storia, lontanissime l’una dall’altra, ignorandosi. Terni è legata alla Flaminia e alla ferrovia che segue quasi lo stesso percorso, verso Roma e verso le Marche e poi ha sempre sentito vicine Rieti e Viterbo, nel Lazio, o Spoleto e Foligno, in Umbria. Perugia si trovava lontano dalle vie di comunicazione che attraversavano Terni. Dall’alto dei suoi colli guarda la Toscana, il Trasimeno, volendo, anche la valle umbra, ma non è l’Umbria dell’Appennino il suo punto di riferimento. Le due città, Perugia da sempre, Terni dopo l’unità d’Italia, sono state capitali di un piccolo territorio, un contado, e lì hanno governato. Poi, certo, Perugia è stata il capoluogo di provincia dell’Umbria e della Sabina, ma controvoglia, senza nessun entusiasmo. Le scorie di tre secoli di dominazione clericale hanno frenato a lungo il tempo del risveglio. E’ con l’Italia delle regioni che le due città, capoluoghi delle due province, si ritrovano, l'una di fronte all’altra, dopo cento anni di solitudine e di reciproco isolamento, con Perugia capitale della regione Umbria. A quei tempi, sin a tutti gli anni sessanta, anche le squadre di calcio si muovevano in una dimensione molto provinciale.
In serie A arrivò per la prima volta in Umbria la Ternana di Viciani, e questo è l’unico record, agli inizi degli anni settanta, in quel tempo lì, quello dell’Italia delle regioni. Poi arriverà il ciclone di Castagner e la lunga corsa di una città che grazie anche al calcio cominciò a sentirsi veramente capitale di qualcosa. Non solo di una regione ma una delle capitali di questo paese. Che anni gli anni settanta. Sembra ieri per chi c’era, ma sono passati quaranta anni. Come abbiamo vissuto da allora? E’ Terni la città che comincia a scricchiolare per prima. Gli occupati calano e aumentano i pensionati. La città cresciuta attorno ad aziende siderurgiche, meccaniche, chimiche, elettriche, entra in crisi. Il declino di Perugia è più lento e anche meno drammatico. Il risentimento di Terni nei confronti di Perugia nasce negli anni ottanta e cresce successivamente sino ad entrare, un po' alla volta, persino nel mercato elettorale. La capitale “politica” al centro dell’Umbria e quella “morale” quasi ai suoi margini, secondo una antica narrazione dell’Italia di una volta, quando si parlava della Roma dei ministeri e della Milano delle fabbriche, si incontrano oggi in uno stadio, quello di Terni. E la metafora di una rivalità che sopravvive ai tempi dell'austerità e al tramonto di molte speranze. In questo senso non solo un incontro di calcio ma anche una delle poche occasioni per fare i conti con la storia e un po' anche con se stessi, i propri problemi e qualche frustrazione irrisolta. In realtà, Ternana- Perugia non può essere altro che quello che è. Una partita di pallone. Però è pur sempre la partita che non si può perdere, ne' oggi ne' mai. Solo che si gioca in due, e questo è un bel problema.

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