Renzo Massarelli

Omicidio Meredith, chi paga i danni

04.04.2015 - 12:30

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Dopo una sentenza a favore e due contrarie i due ex fidanzatini di via della Pergola sono tornati liberi di volare, anche se ormai su due diversi continenti, per via della sentenza della Cassazione. Chi non volerà più sarà una povera studentessa inglese di nome Meredith. Dopo più di sette anni abbiamo il nome di mezzo assassino, in prigione da tempo, e niente altro. Dopo la sentenza di Roma, seguita a quelle di Perugia e all'altra di Firenze, le massime istituzioni perugine hanno avuto molto da ridire, com'era prevedibile. Solo che i commenti, questa volta, si sono trasformati in una specie di sfogo, in un grido di liberazione, come se l'assoluzione non riguardasse tanto Amanda e Raffaele ma le alte personalità che governano o hanno governato la città in tutto questo tempo. E’ come se avessero rivendicato non l'altrui ma la propria innocenza. Si dovrà pure, a questo punto ricordare che la Cassazione ha assolto due imputati ma non ha negato che in via della Pergola, nell’autunno del 2007, ci sia stato un omicidio che ha troncato la vita ad una ragazza che era appena arrivata a Perugia e non aveva avuto il tempo nemmeno di fare una passeggiata per il corso. I nostri politici sono insorti contro la stampa e i denigratori di questa città. Chiedono un risarcimento, che qualcuno paghi i danni causati ad una Perugia bellissima e innocente. Hanno ragione? Di questo si può discutere, figuriamoci, almeno in via del tutto teorica, solo che non c'entra nulla con la sentenza della Cassazione. Se, mettiamo, la sentenza fosse stata diversa e i due fidanzati fossero stati condannati, allora la cosiddetta aggressione alla città e alla sua reputazione, con tutte le conseguenze, come è stato ripetutamente affermato, sull’immagine, sulla sensazione di sicurezza, sulla reputazione delle università, sarebbe stata comprensibile e il risarcimento non avremmo più il diritto di pretenderlo? In quel caso i nostri amministratori avrebbero dovuto ammettere che la stampa aveva ragione così come i tanti denigratori interessati, magari, per motivi politici. No, non ci siamo e i conti non tornano. C’è chi ha parlato di “città violentata” o di “sfregio fatto a Perugia” usando le stesse parole che hanno toccato così da vicino il corpo martoriato di Meredith. Le cose stanno proprio così? e perché mai? E’ possibile che tutta la stampa italiana sia arrivata a Perugia con l’intenzione di parlar male di questa città e con l’inconfessata antipatia verso i suoi amministratori? Tutto falso, tutto inventato? Il primato delle morti per overdose, l’incontrollabile, persino per le forze dell’ordine, andazzo delle notti in quel triangolo dove tutto è possibile tra la piazza, il duomo e le vie scoscese che portano verso l’arco etrusco, i silenzi e le connivenze interessate di professionisti e azzeccagarbugli, i portatori di tante rendite che gli studenti ma anche l’industria della droga e della sua diffusione regalano ogni giorno a questa città. Allora, dove abbiamo vissuto in tutti questi anni? Perugia era bellissima e innocente ma qualcuno l’ha accusata ingiustamente. Questa è la tesi di un processo che la classe dirigente di questa città vorrebbe fare, arrivando anch’essa, se necessario, sino in Cassazione. C’è chi ha detto ripetutamente, nel corso del tempo, che il fattaccio di via della Pergola poteva capitare ovunque. Certo, come no. Però è successo a Perugia dove abbiamo nascosto la polvere sotto il tappeto per tanti anni per non parlare semplicemente il linguaggio della verità e per non dire, per l’interesse di tante corporazioni, come stavano e come stanno ancora oggi, tutto sommato, le cose. La stampa non è venuta a Perugia per capire se poteva succedere ovunque ma per parlare del contesto, cioè della città, del delitto Kercher. La domanda alle quale rispondere era semplice. Come vanno le cose in questa città? cos’è oggi Perugia? Non si fanno così le inchieste? Adesso, invece che fare le vittime di una ingiusta persecuzione e tantomeno chiedere retoricamente impossibili risarcimenti, che non meriteremmo, dovremmo chiedere, ma non l'abbiamo fatto, scusa due volte alla famiglia Kercher. Per la morte di Meredith e per i nostri pasticci giudiziari. Niente altro.

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