Renzo Massarelli

Le forbici del governo

28.03.2015 - 15:47

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Non si sono goduti nemmeno i canonici cento giorni dopo la vittoria elettorale, la cosiddetta luna di miele, non c’è stato il tempo di festeggiare perché subito è apparso il volto corrucciato dell’assessore Francesco Calabrese, che non è un figlioccio di Quintino Sella ma un irriducibile e ammirevole ex democristiano, per mettere in guardia l’intera città con la storia dei conti della ditta fuori controllo e con un futuro di lacrime e sangue che ci aspetta giusto dietro l’angolo. Al comune di Perugia siamo messi male e tutti si ricordano il famoso buco di bilancio di qualche tempo fa. Roba del centrosinistra. Ci sono ricaduti anche con Boccali proprio nell’ultima fase della passata amministrazione?Le parole di Calabrese non sono certo tranquillizzanti e lui deve ora rimediare ad una mancanza di una decina di milioni, oro colato di questi tempi difficili, mettendo in campo una revisione molto pesante della spesa. Qualche volta si tratterà di risparmi possibili, di tagliare cioè dove la lunga consuetudine di governo della sinistra si è adagiata per soddisfare interessi di parte, qualche altra volta si dovrà invece tagliare nella carne viva di un sistema che, comunque lo si voglia giudicare, ha esaltato le virtù dello stato sociale e reso il nostro modo di vivere più civile e più ricco di valori culturali.Che fare e come? Se si fosse trattato davvero di un disastro finanziario tutto interno a Palazzo dei priori sarebbe stato più facile capire e, quindi, cercare soluzioni. Si tratta invece di rimediare a tagli che vengono dal governo, dal centro dello Stato in un tempo in cui si sta lavorando a un nuovo centralismo che colpisce le autonomie locali in tutte le sue articolazioni. L’assessore Calabrese deve trovare allora il modo di risparmiare dieci milioni per riportare il bilancio in pareggio. Questo è, semplicemente, il cuore del problema. Tagliare gli sprechi, se ci sono, non sarà difficile, ma non sarà sufficiente. Così si dovranno fare delle scelte. Per un gruppo di amministratori che si è perso la luna di miele con i propri elettori e conquistato il potere dopo tanti decenni di irrilevanza politica non sarà tanto facile. In politica, l’alternanza impone a chi arriva nelle stanze del potere il cambiamento, la definizione di nuovi orizzonti, il fascino del nuovo. La giunta di Andrea Romizi dovrà fare anche qualcosa di diverso, se no di che alternanza si potrà parlare?Intanto l’assessore Calabrese sfoglia le sue carte e si trova di fronte la realtà, semplicemente, che non sempre ha un colore politico. Hanno colore politico gli asili, le scuole materne, tutto il vasto campo della cultura, le grandi manifestazioni che hanno definito l’identità di questa città, la mobilità, l’ambiente, la sicurezza? Qualche volta si qualche volta no. Se si taglia di tutto un po' e non si fanno delle scelte si rischia di impoverire la città, di condannarla ad un declino senza rimedio. L’amministrazione dovrà parlare con molta franchezza alla città, anzi, avrebbe dovuto farlo subito, dire quali sono le cose che non si possono toccare e anche che la vita non è fatta solo di tagli, come ha fatto il governo, ma anche di nuove opportunità. Giusti i risparmi, giusti i calci agli sprechi ma si possono anche toccare posizioni di rendita, fare i conti con tanti interessi inamovibili in questa città da troppo tempo seduta sulle sue poche e tradizionali certezze.In pratica, la nuova amministrazione si trova di fronte qualcosa di più grande dei pur pesantissimi dieci milioni da tagliare. Si tratta di lavorare per una idea di città nel tempo delle vacche magre e di farlo senza perdere le ricchezze più grandi che Perugia possiede da un tempo molto lungo ma anche quelle che si è costruita nei decenni della nostra contemporaneità. Ripensare lo sviluppo e non perdersi in un complicato gioco di contabilità ragionieristica. Certo, adesso si tratta di passare la nottata, ma intanto che si cerca di farlo si deve pensare al futuro qui e adesso. Per dire, scegliamo di sostenere Umbria Jazz o di mettere in piedi una improbabile e provinciale rievocazione storica di un personaggio come Braccio Fortebraccio, un capitano di ventura tra l’altro, al quale in questa città nessuno ha mai pensato di dedicare alcunché se non una piazza che tutti continuano a chiamare con un altro nome? Lavoriamo sull'immagine dannunziana della “Maschia Peroscia”? sulle antiche vicende di sangue di un oscuro passato? Troppe domande. Aspettiamo che faccia di nuovo giorno e poi ne riparliamo. Dopo la nottata.

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