Renzo Massarelli

Cristo si è fermato a Terontola

14.02.2015 - 13:11

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Da quando si parla di accorpare le regioni non facciamo altro che dividerci tra chi vorrebbe andare con le Marche e chi con la Toscana. Piccola minoranza quelli che preferirebbero  il Lazio. La cosa sulla quale tutti sembrano d'accordo è che dev'essere l'Umbria a doversi sacrificare. Allora, ci conviene andare sull'Adriatico o sul Tirreno? E' meglio Firenze o Ancona? o la soluzione sarebbe quella che piacque a Salomone. Dividere in due la regione, o magari in tre, e poi scegliere i migliori alleati. I ternani di sicuro preferirebbero Roma, a Foligno c'è questa vicinanza ferroviaria con Ancona, a Perugia non avrebbero dubbi, il titolo di etrusco è antico quanto la loro storia. Così, lo stare al centro del Paese non viene mai visto come un vantaggio ma una ulteriore occasione di subalternità. Solo che, a forza di cercare ai nostri confini un nuovo futuro luminoso non ci siamo accorti di essere scivolati pian piano sempre più in basso. Certo, la cartina geografica è sempre lì a ricordarci che siamo il cuore verde d'Italia ma i dati dell'Istat ed anche quelli dell'Aur, che è l'agenzia di ricerche della Regione, non confermano. Siamo una regione del sud, ecco quello che siamo. Va bene la cultura, i santi, le opere d'arte. Se fosse per queste cose staremmo sopra l'Alto Adige, solo che i dati dell'economia, che sono poi la fotografia della nostra ricchezza, ci dicono che il duomo di Orvieto o il santuario francescano non bastano. Produciamo poco, i nostri salari sono bassi e, di conseguenza, pure i consumi. Dunque, scendiamo verso l'Abruzzo o facciamo una bella alleanza direttamente con la Basilicata? Contiamo poco in Italia e non perché siamo una regione piccola ma perché, in realtà, siamo una piccola regione. In altri tempi avevamo qualcosa da dire con il nostro "modello umbro", la moda, il cioccolato, l'acciaio, che ci sono ancora, ma non hanno più il linguaggio delle cose nostre. Non siamo nei mercati senza confini del mondo. Facciamo, con i salari tra i più bassi d'Italia, ciò che ci rimane da fare e ciò che ci consentono di fare, finché dura. Le grandi famiglie dell'industria e dell'innovazione non ci sono più. Ci aggrappiamo a Brunello Cucinelli, che non è una marca di vino ma un imprenditore di successo, uno che ci sa fare con il cachemire. Non ci mancano le medie aziende che affrontano con buoni risultati la cattiva congiuntura ma i dati sono quelli che sono. I nostri prodotti superano a fatica la nostra regione e figuriamoci la catena delle Alpi. Poi c'è questa storia della spoliazione dei nostri centri direzionali, dai servizi alla cultura. Ci tolgono persino l'archivio di Stato, che non è una cosa qualsiasi, ma un grande giacimento culturale, la storia che si può ancora guardare, a distanza di secoli, con i nostri occhi. E come faranno? svuoteranno la sale maestose di San Domenico a Perugia per ammucchiarle nella nostra futura capitale, Ancona? o sposteranno solo il personale? Perché allora non portano l'archivio di Ancona a Perugia? Sarebbe un errore lo stesso ma almeno si troverebbe in una città che ha una storia incomparabile con quella, con tutto il rispetto, delle città marchigiane, Urbino compreso. Nel passato Perugia ebbe, tra gli altri, due grandi nemici. I Papi, l'avidità delle loro corti, e poi Napoleone, che la privarono di tesori inestimabili e mai più restituiti. Però, tanto di cappello, perché scelsero i capolavori più grandi. E' un po' triste oggi assistere alla chiusura degli uffici postali, dei tribunali, delle stazioni dei carabinieri, dei servizi che rendono vivo e ancora attraente un territorio. Così, anche se non ce ne siamo accorti, lo smembramento dell'Umbria è già in atto. Cristo si è fermato a Terontola, ma tra un po' una breve fermata ci consentirà di salire sui treni dell'alta velocità in piena campagna proprio dalle parti della Val di Chiana. Andremo a Milano, anche se il nostro virtuale domicilio fiscale ormai si trova a sud di Roma. A Roma si fermano, come sempre, ancora i nostri parlamentari e chissà come poi passano il tempo. In questo nostro paese dove regna così tanta confusione si sono dimenticati da dove vengono e chi li ha eletti. Ogni volta il governo ci promette la Grande Semplificazione, le cosiddette riforme, il tutto fatto di gran carriera. Non si risparmia nulla ma si restringono semplicemente gli spazi di democrazia. E noi, come le stelle, stiamo a guardare.
renzo.massarelli@alice.it

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