Renzo Massarelli

I venditori di almanacchi

10.01.2015 - 14:21

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Dentro il cinema Lilli alcuni operai stanno tamponando porte e finestre. Anche i locali vuoti e abbandonati fanno paura al tempo nostro. A guardarla ora, dopo così tanti anni, la sala con la famosa volta scorrevole così che in estate si potesse vedere anche lo spettacolo delle stelle, non è poi così malandata, anzi. Basterebbe una bella spolverata e un ritocchino alle pareti per ritrovarcela così com’era. Fa impressione il silenzio e quella capacità misteriosa di restare come ce la ricordiamo. Semmai, un po’ più piccola, perché nei ricordi le cose del passato ci sembrano sempre più grandi di quanto fossero nella realtà. Così, il Lilli, il cinema più moderno della vecchia Perugia è ancora un cinema perché i luoghi dove si incontrano le persone per condividere uno spettacolo quando vengono abbandonati non cambiano, semmai aspettano con pazienza che qualcuno si ricordi di loro. Questa è la forza della cultura, la sua capacità di segnare per sempre i luoghi e la sensibilità delle persone. Adesso, nel tempo dell’anno nuovo, escono i soliti venditori di almanacchi che ci promettono che “si principierà la vita felice”. La vita felice non è mai quella passata ma sempre quella futura. Dobbiamo crederci? Forse, avendo però presente che c’è sempre qualcuno che vuol venderci la sua verità, il suo infallibile libro dei sogni. Questo dibattito sulla politica culturale che si è aperto in città mentre le porte del Lilli vengono ancor più murate, sia pure per semplici motivi di sicurezza, e quelle del Modernissimo di nuovo spalancate, sembrano la metafora, l’uno e l’altro, del tempo perduto e del tempo ritrovato, di un passaggio d’epoca dopo il cambiamento provocato dalle ultime elezioni a Palazzo dei Priori, anche se i due sindaci, il vecchio e il nuovo, in questa storia dei cinema non c'entrano più di tanto.
Ora, in questa discussione sul passato e sul futuro, ognuno rischia di trovarsi a disagio perché sappiamo di certo ciò che è stato e quasi nulla, ovviamente, ciò che verrà. Beh, il passato non è stato un gran che. Abbiamo coltivato a lungo la tradizione del nostro dialetto e i nostri ricordi di famiglia attraverso una fantastica raccolta di foto e testimonianze del tempo che fu. Ci siamo fatti prendere dalla nostalgia del tempo perduto e questo ci ha impedito di riflettere più in profondità proprio sugli anni che ci siamo lasciati alle spalle. Abbiamo celebrato molto e discusso poco. Ci siamo dimenticati, in fondo, proprio la cultura. Ora si può parlare a lungo delle manifestazioni che si svolgono in questa città che non sono poche e di livello non trascurabile, anche oltre l'eccellenza di Umbria Jazz o della Sagra. Si può parlare ancora delle tante istituzioni culturali o dei luoghi che possono rappresentare i vari presìdi della cultura. Perugia ne è piena, cominciando dalle due università. C’è il destino del Palazzo della Penna, il Fatebenefratelli, e il Turreno, l’Auditorium e anche il mercato coperto che potrà essere a suo modo un luogo a forte valenza culturale, sia pure restando un semplice mercato e magari proprio per questo. Tutte questioni rimaste un po’ a cavalcioni tra il tempo della vecchia amministrazione e quello della nuova. Nell’almanacco dell’assessore alla cultura, che possiede ben radicata l’esperienza dell’imprenditrice, c’è un po’ di tutto questo e qualche idea nuova e poi un’attenzione molto forte al turismo, dimostrazione più diretta che con la cultura si può anche mangiare. Tuttavia non è molto presente nei programmi dei politici l’idea che la cultura è, in fondo, la storia della nostra civiltà, il nostro modo di vivere, l’immagine e il linguaggio di una comunità. C’è sempre, nei loro programmi, questa convinzione che con la cultura non solo si può mangiare ma che questo è il suo compito primario e quasi esclusivo. La cultura come semplice risorsa economica. Il programma dell’assessore Teresa Severini ha questo profumo un po’ freddo. Poi potremmo regalarci questa novità di un “Evento a impronta storica”. Il medioevo prossimo venturo travestito da sagra di provincia? Una rievocazione, appunto, da almanacco dell’anno nuovo? La solita Guerra dei sassi? Una minaccia che pesa da tempo sulle nostre spalle e che ora sembra aver trovato la strada giusta per arrivare al traguardo. Forse è così che si principierà la nostra vita felice.
renzo.massarelli@alice.it

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