Renzo Massarelli

Cristo non si è fermato a Eboli

19.10.2014 - 15:39

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Matera vince perché ha una saggezza più antica e viene da più lontano. La nostra splendida civiltà comunale, come quella di Siena, lascia il passo alla Gravina di una città del sud al posto dei feudi e degli imperatori stranieri, al silenzio senza tempo e senza storia, alle grotte scavate nel tufo dove hanno vissuto persone e animali per secoli, infine, alla preistoria che è un'età imbattibile perché non ce n'è più traccia in Italia, se non nelle zone archeologiche. Impossibile superare il suo fascino. E poi a Matera hanno più fame di futuro. Negli anni cinquanta vivevano ancora nelle grotte insieme agli animali e con una umidità al novanta per cento prima che De Gasperi li trasferisse in case popolari ai margini della città storica.
Venerdì pomeriggio erano tutti in piazza mentre a Perugia eravamo indaffarati con i banconi di Eurochocolate e non c’era una sola televisione locale che avesse messo in piedi una trasmissione sul risultato di Roma. Tutti programmi di televendita. Si dice che nella città lucana abbiano fatto, sui loro programmi per tagliare il traguardo di capitale europea della cultura, una comunicazione straordinaria coinvolgendo un gruppo di intellettuali di grande valore. I Sassi di Matera sono sotto la tutela dell’Unesco da tempo, quindi in questa città non soltanto la storia ha un cuore antico ma anche il desiderio di non fermarsi nella costruzione di un nuovo futuro. Di questa cose si intendono più di noi che sono anni che non riusciamo a fare un discorso serio neppure sulle nostre mura etrusche. Adesso che tutto è più chiaro, possiamo riflettere senza infingimenti sulla corsa che abbiamo fatto. Va bene non scoraggiarsi e cercare di realizzare con il contributo del governo i nostri progetti. Certo, si tratta di un percorso lungo e complicato in un tempo in cui le risorse e la stessa autonomia degli enti locali viene messa in discussione proprio da quel governo che promette aiuti ma che sul problema dei beni culturali, sulla loro tutela e sulla loro valorizzazione non smuove una paglia. Il cosiddetto “Sblocca Italia” sblocca, se mai lo farà, le grande opere infrastrutturali non certo il rilancio della più grande risorsa sulla quale può contare l'Italia. Siamo, senza che lo si dica apertamente, alla stessa filosofia che ci ricorda molto spesso, sommessamente, che con la cultura non si mangia.
Bruno Bracalente e la sua fondazione hanno affrontato una missione impossibile. Adesso lo si può dire. L'idea di partecipare a questa avventura partì da questo giornale dopo che la città di Siena aveva lanciato una sfida alle grandi città come Torino e Venezia. In comune, a Perugia, non c'era una grande consapevolezza delle difficoltà da affrontare e men che meno delle cose concrete da mettere in campo. Bisognava lavorare sulle idee e su quella che viene chiamata economia della conoscenza. Roba complicata per una città molto presa dai suoi progetti locali e dalla custodia dei suoi accenti dialettali. Il gruppo di Bruno Bracalente ha lavorato con poche risorse pubbliche e ancor meno con quelle private, in una città dove, Cucinelli a parte, non c'è una classe imprenditoriale di peso e di valore da almeno venti anni, diciamo trenta. Alla fine questa città si è candidata con un programma che mette insieme i progetti che da anni aspettano di vedere la luce. Innovazione? quella che è possibile immaginare quando si parla della riconversione funzionale di alcune strutture. Quelle di sempre. Mercato coperto, cinema Turreno, torre degli Sciri e, soprattutto, il carcere. Non abbiamo portato la fantasia al potere ma rimesso in ordine una specie di bilancio pluriennale più immaginifico di quelli che si approvano nella sala del consiglio comunale a palazzo dei Priori, ma siamo lì. Sono anni che versiamo lacrime sul nostro presunto isolamento pur trovandoci al centro d'Italia così che c’è sempre qualche superstrada nuova da rivendicare. Poi spunta Matera che è, come dicono loro, il malleolo d’Italia, con le strade più scalcinate, nel posto dove neppure Gesù pensava di buttare uno sguardo e, partendo da lì, dal sud più profondo che c'è, hanno vinto. Per carità, nessuno chiedeva alla nostra Fondazione di fare un miracolo pur avendo accanto a noi l’ombra grande di San Francesco. Abbiamo fatto una bella corsa e questo ci può bastare. Vediamo se anche da noi può cominciare a crescere la voglia di futuro senza la quale non si arriva da nessuna parte. 
renzo.massarelli@alice.it

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