Renzo Massarelli

Un secolo fa

26.04.2014 - 09:51

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Sembra ieri e nello stesso tempo un secolo fa. Abbiamo attraversato questi primi anni del secondo decennio cercando di superare un sacco di ostacoli nel mezzo delle temperie della Grande Crisi. Correndo controvento ci è sembrato di aver fatto molta strada, in realtà abbiamo cercato di resistere per non tornare semplicemente indietro.

E' questa la metafora che ci può spiegare, alla vigilia delle elezioni, il senso di uno straniamento dalla realtà , così come fanno in teatro gli attori di Bertolt Brecht che recitano una parte senza aver la pretesa di essere davvero i personaggi che rappresentano. Recitano, appunto, e non lo nascondono. Un po' frastornati, in questi anni difficili, siamo rimasti a guardare lo spettacolo dalla platea. Cinque anni di transizione, possiamo chiamarli così, a Perugia, a Terni, a Foligno e un po' in tutta l'Umbria. La sinistra annaspa sempre quando i margini dello stato sociale si restringono. Forse ci sarebbe voluta più fantasia, una capacità di cambiamento che però non è nelle corde di un ceto politico che maneggia il potere quasi per grazia ricevuta.

A Perugia, che di questa regione è il capoluogo, se la sono cavata lasciando molti compiti incompiuti sul tavolo, sperando di poterli completare con calma, nei prossimi cinque anni. Chissà cosa ne pensano gli elettori.
Restano scritti nel libro dei desideri la questione del Pavone, del Turreno, di San Bevignate e, soprattutto, del mercato coperto, per restare ai nodi simbolici che hanno bloccato il tanto agognato rilancio del centro storico, la sua resurrezione dopo una lunghissima quaresima. Capita di arrivare un po' in ritardo agli appuntamenti che contano ed è persino comprensibile in qualche caso, quando si devono fare i conti, come nei progetti di recupero del cinema Turreno, con gli interessi e le aspettative dei privati che di sconti, in materia di rendita immobiliare, non ne hanno mai fatti.
Il problema è che quando si parla di cultura il ritardo fa parte sempre del gioco.
Siamo passati dalla crisi dell'industria del cemento dove, è il caso di dire, c'è in città una esperienza consolidata, alla sponda salvifica di questa corsa verso il sogno di una città capitale europea della cultura. Il salto è grosso e a palazzo dei Priori stanno provando con rispettabile impegno a raggiungere l'altra sponda.
Così, in una città antica, senza cinema e senza spazi dove non si può sentire il profumo della tradizione, come il vecchio mercato delle erbe, tutto diventa più difficile in Europa e, forse, anche in casa propria.
Ora, guardando il panorama dal Pincetto, sembra davvero passato un secolo da quando tutta la zona era nelle mani dei soliti costruttori e di quei progetti fantasiosi che si concordano a tavolino mettendo in campo i beni degli enti pubblici e gli investimenti dei privati. Il fallimento del mercato coperto e del progetto di trasformarlo in una specie di supermercato capace, dicevano a palazzo dei Priori, di far la concorrenza alle strutture commerciali della città nuova, è come un passaggio d'epoca e la misura esatta della miopia della politica. Ci stanno ripensando, anche perché, prima di loro, ci ha da tempo ripensato la benemerita categoria degli imprenditori del mattone reduce dall'abbuffata del minimetrò e niente affatto disposta a rischiare subito dopo su un progetto da settanta milioni. Bisogna ammettere che avevano ragione coloro che chiedevano di non sbancare il Pincetto, di non costruire strutture commerciali nuove persino ai piedi del Sopramuro ma di rispettare, restaurandolo, il vecchio manufatto degli anni '30.
Ci penseranno, forse, i nuovi amministratori che, da qualunque parte politica verranno, dovranno capire che il tempo della transizione è scaduto e che se ne deve iniziare uno nuovo dopo cinque anni lunghi come un secolo e corti come il battito delle ali dei piccioni che se la spassano indisturbati sulla terrazza più panoramica di Perugia e davanti al colle di Monteluce, dove il mattone si moltiplica ancora con grande voracità.
renzo.massarelli@alice.it

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