Renzo Massarelli

Dopo San Bevignate

08.03.2014 - 10:04

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Adesso molti si chiedono dove mandare a dormire gli studenti sfrattati, in senso metaforico, si capisce, da San Bevignate, come fosse già tutto positivamente risolto prima ancora di cominciare. Questo pasticciaccio della residenza universitaria progettata nel luogo più impensabile di Perugia non finirà domani e non sarà tanto facile chiuderlo in fretta, magari con una processione di candele davanti alla chiesa dei templari. In gioco ci sono molti soldi e responsabilità da chiarire. Chissà, forse spetterà alla magistratura raccontarci la vera storia di via Enrico Dal Pozzo. Le autorità cittadine continuano a ripetere che tutto è in regola e che però si potrebbe anche pensare ad un altro terreno dove costruire questo benedetto condominio. Se le cose stanno così, allora dovremmo essere noi a domandarci perché non ci abbiano pensato prima. Non ci hanno pensato e basta. Dieci anni fa il paesaggio valeva di meno ed anche la chiesa non se la passava per niente bene. Un rudere, ecco cos'era San Bevignate e così se lo ricorda l'ex rettore Francesco Bistoni che sostiene che non sia stata allora un'idea malvagia costruire in quella zona, per dire. Se non aveva capito lui che ha rappresentato per così tanto tempo la più alta istituzione culturale della città possiamo assolvere tutti gli altri, anche l'ex sindaco o l'ex presidente della Regione. Il fatto è che più di dieci anni fa si incontrarono i tre rappresentanti delle più importanti istituzioni cittadine per decidere sulla dislocazione in tre diverse parti della città delle varie facoltà universitarie e il caso ha voluto che si trattasse di tre persone sommamente esperte di lavori pubblici. Una specie di irripetibile cerchio magico che si dispone così, quasi per caso e che sa parlare con grande proprietà la stessa lingua. Poi, più tardi, si sono avviate le gare di appalto con il progetto e i finanziamenti del ministero della pubblica istruzione. La chiesa di San Bevignate non era più una rimessa e anche se lo fosse stata sempre San Bevignate sarebbe stata, con la sua mole così misteriosa e i suoi affreschi sopravvissuti a tante offese della storia. Per ciò che riguarda il luogo, beh, quello non è stato mai un problema. E' vero, c'era di mezzo il piano regolatore e la difesa del paesaggio ma se, come si dice, c'è la volontà politica, è come dire che c'è la salute. A tutto il resto un rimedio si trova sempre. Via Enrico Dal Pozzo, con questo nome così prosaico, si era modellata con il tempo come una Tebaide, il luogo del silenzio e della lontananza dal mondo, con l'ospedale in alto e poi più in basso la magia della chiesa dei difensori del sepolcro di Cristo e poi ancora il cimitero costruito come l'ombra della città proiettata ai suoi piedi. Il fatto è che, come gli affreschi troppo antichi, prima o poi arriva qualcuno che ci passa sopra una bella mano di intonaco. Così si inizia sempre una nuova narrazione ed è così che nasce la storia vera e materiale dei locali di medicina di via del Giochetto ormai vuoti e la scelta di farne una specie di polo scientifico dell'università. Il condomino degli studenti chiude così il cerchio niente affatto magico e sposta nella valle sacra un pezzo della città della sapienza. Nessuno, in fondo, si aspettava una reazione così forte e così compatta della città.Non è successo per Monteluce dove la pesantezza dei nuovi palazzi si mostra in tutta la sua magnificenza proprio di fronte alla città antica, non è successo in altre zone e in altri tempi. Forse sono i luoghi più dimenticati e indifesi che suscitano, se vengono umiliati dalla miopia dell'uomo, un senso fortissimo di protezione. Intanto c'è già chi pensa a nuove soluzioni abitative in una città che ospita studenti da più di sette secoli. A Piano di Massiano? nei palazzi vuoti del centro storico che però sono di proprietà privata? nelle case del centro adattate a piccoli condomini per giovani? E' dentro questi progetti un po' velleitari e tardivi che la città cerca di scrollarsi di dosso il senso di colpa per anni e anni di speculazioni private e disinteresse pubblico. E questa è l'altra faccia della medaglia perugina, più nascosta e indecifrabile della maestà così limpida della mura di San Bevignate.

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