Renzo Massarelli

Suonando sul Titanic

25.01.2014 - 16:28

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Che il centro antico di Perugia non attraversi un momento particolarmente fortunato lo hanno capito ormai un po’ tutti. Chi prima e chi poi ma, insomma, adesso nessuno si sognerebbe più di negare una cosa che è lì da un paio di decenni. Semmai è sulle prospettive del futuro che si discute. Resta sempre, in ogni caso, molta incertezza sulla diagnosi dei suoi malanni e molta confusione, di conseguenza, sulle terapie. L'ultima è quella di un giovane consigliere comunale, Tommaso Bori, Pd, particolarmente sensibile ai problemi dei locali notturni che ogni tanto tornano d'attualità. Ora, non è che manchi nel centro della città l'offerta. Pizzerie, pub, kebab, birrerie, enoteche rappresentano la tipologia commerciale più diffusa in ogni zona della città e disponibile a qualsiasi ora. Il fatto è che nel Palazzo tornano a porsi una vecchia questione affrontata una decina di anni fa dal piano del commercio dove c'è una norma che vieta l'apertura di nuovi locali da ballo. Quando si parla di questi locali non si intende la vecchia balera cara alle canzonette degli anni sessanta e particolarmente amata dai cultori del liscio ma di qualcosa di più impegnativo che bisognerà pur chiamare con il nome proprio, che è quello di discoteca. Ora di discoteche, quelle che producono rumori assordanti e che non conoscono limiti di orario, nell'acropoli perugina ce n'erano un paio e poi altri locali che sempre di musica si interessavano. Tutte concentrate nella zona nord dell'acropoli, tra piazza Morlacchi e la zona della Cupa, con qualche presenza a Porta Eburnea e corso Cavour. Chi è giovane forse non lo sa, ma una presenza così diffusa di locali di questo tipo tra i vicoli della città antica e in un’area, tutto sommato, di dimensioni così modeste, è stata una della cause più importanti della fuga dei residenti dal centro storico. La ragione non è molto difficile da capire, ma se lo fosse, allora i nostri consiglieri comunali dovrebbero provare a viverci sopra, attorno o nei pressi di questi locali, provare a dormire la notte sopra le volte, sia pure insonorizzare, delle nostre care discoteche urbane. Quelle che c'erano e che poi hanno preferito cambiare ragione sociale non le ha mica cacciate nessuno. Hanno chiuso per tante ragioni diverse. Non sta nell'egoismo dei residenti la loro crisi, anche se sono state spesso la causa di costose vertenze legali, di stress e di rabbia coltivata dalle famiglie in solitudine e senza molto rispetto per le loro ragioni. Le discoteche sono una cosa delle periferie, hanno bisogno di spazio e di decibel liberi,di molta trasgressione e di poco controllo sociale. Non sono un prodotto dei centri storici. Il giovane Bori ci promette però una specie di patente a punti per promuovere i locali più virtuosi, così stiamo tutti più tranquilli. A che ora scattano queste verifiche? alle una, alle due, alle tre di notte o direttamente alle sei di mattina? e chi sovrintende? i buttafuori, la polizia, i vigilantes o direttamente i gestori? e dove? dentro o fuori i locali? Ma via. La patente a punti dovremmo imporla, con qualche risultato migliore, ai nostri consiglieri comunali che su questa storia dei locali e del rumore molesto intervengono con una insistenza un po' troppo frequente. Lo hanno fatto per ben tre volte negli ultimi tempi, e sempre in modo maldestro, in difesa di un locale. Troppa grazia. Nel corso di questi anni la città non ha offerto molte alternative ai giovani, se non qualche apprezzabile iniziativa culturale del comune nei mesi estivi. Il cosiddetto ripopolamento del centro storico lo si può immaginare in tanti modi diversi, tanti, ma non certo con la rinascita delle discoteche. Ora, questa crisi di astinenza da musica da ballo a chilometri zero si manifesta mentre il centro storico sta vivendo una crisi sempre più drammatica. Basta farsi una passeggiata per via Oberdan o per via Bonazzi o nelle sere del dì di festa per corso Vannucci. Se la città rischia di veder spegnersi la sua vitalità sociale, già oggi così tristemente compromessa, è il caso che i consiglieri comunali si pongano molto seriamente il problema, se no perché gli paghiamo persino le spese per avventurarsi nelle stanze del vecchio e caro Palazzo dei Priori? Succede qualche volta chel'orchestra continui a suonare mentre la nave finisce contro un iceberg. Dovremmo però aver capito che poi la nave affonda davvero.

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