La bella estate

La bella estate

7 settembre 2013

07.09.2013 - 16:42

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Non ci siamo annoiati, è vero, abbiamo avuto a disposizione un bel cartellone da consumare come un sorbetto in questa calda, bella estate. Con il tempo libero Perugia va forte, quasi sempre. Quest'anno è andata più forte ancora. Ad averne la voglia, e la forza, non avremmo potuto tenere per noi una sola serata libera. Tutto il centro occupato da qualcosa, concertini, mezze notti bianche, iniziative culturali varie, quasi da perderci la testa. A Palazzo dei Priori sono molto soddisfatti e, forse, anche tanti cittadini. Con la cultura non si mangia, dice qualcuno, però almeno si sta meglio.
Il problema è che, inevitabilmente, tutte le estati finiscono, ogni anno, per regalarci quella stagione insipida che è l'autunno che però a Perugia ci regalerà Eurochocolate. Dunque, in qualche modo, la festa continua. Dicono che così si ripopola il centro un po' come si fa con le oasi naturalistiche. Questa parola "ripopolamento" non è molto consolante, fa sentire i residenti che si ostinano a rimanere nelle loro case della Perugia vecchia come dei sopravvissuti e nasconde una visione un po' fredda, quasi meccanica, di quel grande problema che resta la fuga degli abitanti dal centro storico e la disaffezione di tutti gli altri. In realtà le iniziative culturali nelle vecchie piazzette sono un piacere in sé.
Uno ci va, poi se ne torna a casa, quella dove abita, vicina o lontana che sia. I concertini non risolvono, ne' potrebbero, i tanti problemi dei mille vicoli bui che sono destinati a restare così come sono per un bel po' di tempo ancora. La città cambia e non sempre in meglio. A Piazza Grimana, dove lunedì si è svolta una assemblea popolare, hanno inventato una frase che a molti non è piaciuta. Gli organizzatori si sono giustificati dicendo che doveva servire ad attirare di più l'attenzione. Infatti l'idea di scrivere sui manifesti "Perugia muore" ha funzionato. Perugia muore non vuol dire che sia già morta, potrebbe, ma non è detto, ma intanto hanno messo assieme cinquecento persone. Così tante non se ne vedevano, anzi, quella volta erano decisamente di più, dai tempi dell'assemblea al Pavone quando si discusse del progetto del mercato coperto.
A questa iniziativa hanno partecipato molte autorità, compreso il prefetto che, per dire, sulla droga ha detto le cose che il sindaco dice da un sacco di tempo e cioè che le famiglie dovrebbero tenere di più gli occhi aperti, controllare, cosa ovvia, persino banale e, nello stesso tempo, argomento troppo sensibile da ridurre a raccomandazioni paternalistiche. Comunque, l'hanno contestato, mentre il sindaco si è tenuto alla larga dalle sue stesse idee. I politici sono fatti così, hanno una memoria da elefante quando si tratta di tenere a mente gli errori degli altri, ma poi tutto svanisce quando si tratta di farlo per i propri.
Alla fine non abbiamo capito se Perugia muore e se, per evitarlo, c'è qualche idea buona da mettere in campo. Gli organizzatori, quasi tutti impegnati nella nobile arte del commercio, hanno tirato fuori un loro vecchio programma, di quelli che vanno sempre bene in ogni stagione e ti fanno pensare a come passa il tempo senza che, in fondo, non succeda mai niente di nuovo. Anche il sindaco se l'è cavata egregiamente parlando insolitamente sotto tono, ammettendo ritardi ed errori e tornando ad annunciare il completamento di opere in cantiere da un sacco di tempo come il restauro dei locali di via Fratti e quello avviato in un tempo più recente in via dei Priori, alla torre degli Sciri.
Sono due cose importanti per il recupero edilizio e anche per il cosiddetto "ripopolamento" del centro storico. Poi ci sarebbero due progetti nei cassetti del comune. Uno giusto giusto per piazza Grimana e un altro per il mercato coperto. Quando Perugia viveva il suo secolo d'oro che fu il Duecento, i cittadini partecipavano e dicevano la loro sulle grandi fabbriche che avrebbero segnato per sempre il volto della città. Oggi il concetto di partecipazione gode di meno fortuna e poi, anche se sembra un paradosso, abbiamo meno disponibilità. Insomma, non ci sono i soldi. Può essere solo un'impressione, ma il restauro dell'Arco etrusco finanziato da Brunello Cucinelli rischia di restare bello e isolato davanti a quel luogo eclettico così pieno di tante cose che non fanno una piazza.
Al massimo si potranno tagliare i bellissimi lecci che, dicono in molti, tolgono la luce e impiantare altre telecamere per le quali i soldi ci sarebbero davvero. Come progetto per la piazza della zona universitaria di Perugia non è un gran che, però siamo solo agli inizi. In fondo, per riformare il regolamento della Ztl ci hanno messo tutto il tempo di questa tornata amministrativa e adesso sono in grado di annunciare che il lavoro è fatto. Comunque, è stata pur sempre una bella estate.

Renzo Massarelli
renzo.massarelli@alice.it
 

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