L’Arco Etrusco non è il Colosseo

17 agosto 2013

17.08.2013 - 14:28

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In piazza Grimana cominciano a chiedersi perché non sia possibile fare a  Perugia quel che si è fatto a Roma con la zona dei Fori imperiali. Cioè impedire il traffico intorno a quel grande monumento in restauro -  come, appunto, a Roma con il Colosseo - che è l’Arco Etrusco. E’ evidente,  pensano quelli di piazza Grimana, che se non si interverrà con misure nuove  sulla viabilità che opprime la piazza dove si trova uno dei monumenti più  straordinari della città, dopo il restauro finanziato da Brunello Cucinelli  tutto finirà con il tornare come prima, e cioè le vibrazioni, lo smog, il  rumore.
Partire quindi dai lavori sull’arco per ripensare una piazza che  ancora oggi non ha una propria identità anche se si trova in uno snodo di  primo piano, alla base delle Prome e di Porta sole, sul versante delle mura  etrusche lungo la via nuova che sovrasta la Conca, accanto all’università  per stranieri e allo stesso ateneo di via Fabbretti. Poi, naturalmente, la  grande mole dell’Arco Etrusco che è poi anche romano e segnato più tardi,  nell’età del Rinascimento, da una splendida loggia.
L’Arco Etrusco, quindi,  non è come il Colosseo che è figlio della Roma imperiale ma un trattato  sulla storia dell’arte italiana e le sue volte che tutto sorreggono e tutto  unificano, dall’archeologia segnata dalle mura ciclopiche a quella classica  sino all’età della rinascenza ci raccontano non una pagina della storia  antica ma un lungo percorso della creatività di una città che ha  attraversato da protagonista le grandi ere della storia. Da questo punto di  vista, cioè della vicenda perugina, l’Arco Etrusco è più importante della  stessa Fontana maggiore che è il capolavoro della sua età dell’oro, cioè del  Duecento, e che fissa come un’istantanea un’immagine, che è per sempre, del  luminoso Natale dell’acropoli. Ma siamo lì, a specchiarci davanti alla  magnificenza del passato, alla fontana che sembra un battesimale, il più  grande che si sia potuto immaginare, e che definisce, al centro della  piazza, il linguaggio della città e il rapporto con tutte le altre  fabbriche, dal Palazzo comunale, al Duomo alla sede vescovile.
L’Arco Etrusco affonda le sue fondamenta nel tempo del divenire della città, una  delle più importanti dell’età etrusca, e continua a parlare sino all’ultima  grande fase della sua magnificenza, il Rinascimento, prima della decadenza e  del grande silenzio imposto e confezionato dall’oppressione papalina. E’ il  grande e sghembo monumento della piazza intitolata pur sempre a un cardinale  di nome Grimani che apre e chiude la storia della città e del suo centro  antico.
Da allora non siamo più riusciti a riaprire un dialogo con la città e la sua  storia se non attraverso interventi traumatici, cioè con le demolizioni, con  la cancellazione di tutto ciò che appariva come un impedimento allo sviluppo  moderno e alla cultura dell’utile. E’ così che oggi ci troviamo di fronte  alla città ottocentesca, definita per sempre, un’altra volta, e non sappiamo  dove mettere mano e a che cosa. Persino Piazza grimana continua a restare  così, disadorna e perennemente incompiuta perché di fronte all’Arco Etrusco  non si possono di certo costruire le case del tempo nostro, che è l’unica  cosa che sappiamo fare. La conservazione del nostro passato ci impone così  un grande sforzo di fantasia e molto coraggio.
La prima cosa che si sta facendo grazie al mecenatismo di un imprenditore di successo è ciò che si  comincia a vedere già in questi giorni, e cioè il restauro di questo grande  monumento.  Il resto non costa così tanto, si tratta di attribuire nuove funzioni e un  nuovo linguaggio ad uno spazio che somiglia anch’esso ad una rotonda  stradale con i suoi svincoli, verso il basso e verso l’ alto, grosso modo  come ai piedi del Colosseo. Il problema del traffico opprime e condiziona  senza scampo il confronto sul futuro dei centri antichi. Gli interventi  sulla città devono mettere insieme il problema della mobilità, quello  dell’uso degli spazi pubblici, la rete del commercio e il valore  insostituibile della residenza. I restauri conservativi, pur essenziali, da  soli non bastano.
Servono interventi strutturali che rispondano al cambiamento delle funzioni  che con il tempo subiscono gli spazi nei quali continuiamo a muoverci e a  vivere. Reinventare la funzione degli spazi prima che il vuoto lasciato  dalla nostra insipienza venga occupato in modo improprio.
Non è questo il  tema di questi giorni in Piazza Grimana? Beh, rincorrere gli spacciatori non  ci porterà che qualche successo effimero. Si tratta, in realtà, di ripensare  tutta la zona universitaria, sottrarla alla speculazione e al degrado che il  peso della rendita si porta dietro, come un fiume la sua ghiaia. E poi il  ruolo che un centro storico come quello perugino deve esercitare nel vasto  territorio che tocca le montagne, il fiume, il lago, la pianura umbra, lo  straordinario paesaggio del contado perugino.

Renzo Massarelli
renzo.massarelli@alice.it

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