Lo steccone raddoppia

Lo steccone raddoppia

3 agosto 2013

03.08.2013 - 16:07

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Sono trent'anni che sta lì in attesa di un autore anche se l'autore c'è e porta il nome di un grande architetto che ha lasciato un segno inconfondibile nelle nostre città Chissà cosa potrebbe dire oggi Aldo Rossi della sua opera incompiuta e poi lasciata nelle mani del tempo e poi ancora stuprata ogni notte da traffici oscuri. Il bel disegno collocato sopra le rovine della vecchia "Perugina" continuerà a degradarsi e non tanto per i segni pesanti causati dalla scarsa manutenzione e dal vuoto sociale, ma per la mancanza di un'anima, di un senso di sé. Doveva essere un centro direzionale, con i suoi bravi uffici ed anche, in un certo senso, un quartiere, l'unico quartiere nuovo con una grande piazza come non ce n'è nei tanti agglomerati edilizi sorti lungo le direttrici che si sono sviluppate attorno alla stazione ferroviaria.
Via Cortonese, via Sicilia, via Settevalli, la Pallotta. Il Broletto non è solo un'opera incompiuta ma anche un'opera mutilata nel tempo. Ha perso negozi e supermercati, non ha attirato nessuna funzione direzionale che non fosse quella pubblica rappresentata dagli uffici della regione, ha visto crescere, come tutti i non luoghi che la notte diventano vuoti, disagio sociale e insicurezza. La scelta di consentire la costruzione, accanto agli uffici di piccoli appartamenti non adatti alle esigenze di una famiglia ha attirato e visto moltiplicarsi un coacervo di interessi oscuri, residenze fittizie, speculazioni alimentate da un'umanità che rappresenta la somma perfetta di tutti i nostri problemi di sicurezza e di perduta qualità sociale.

Se si vuole salvare uno dei non pochi tentativi i progettare un quartiere che avrebbe dovuto rappresentare al meglio la città nuova si dovrebbe partire da questa realtà, ragionarci sopra e chiedersi: cos'è che non ha funzionato? Aprire un dibattito in città, chiamare le associazioni che non dovrebbero servire solo a organizzare graziosi eventi in centro, invitare i costruttori che si vogliono misurare con i loro stessi errori a impegnarsi nel recupero e nella riqualificazione urbana, i cittadini, lo stesso consiglio comunale che vegeta sugli atti amministrativi e deprime la sua autonomia politica dietro le piccole cose. Da quanto tempo non si discute a Palazzo dei Priori delle grandi questioni della città?
Così appare davvero incredibile che nessuno abbia nulla da ridire sulla decisione della Giunta comunale di completare il cosiddetto "steccone", l'ala monca di un lungo fabbricato che accompagna la salita di via Mario Angeloni verso il colle perugino, con un paio di edifici incoerenti, avulsi dal disegno originario. Ci dovrebbero mettere uffici comunali e altri servizi che toglierebbero ancor di più al centro posti di lavoro incrementando così a Fontivegge quelle funzioni "direzionali" che hanno causato la decadenza del Broletto e di tutto ciò che gli ruota attorno.
La necessità di completare lo "steccone" e quindi fare un passo avanti in direzione del progetto di Aldo Rossi è una cosa della quale si parla da tempo, ma con tutto ciò che c'è di invenduto, anche in quella zona, ha senso che proprio un ente pubblico favorisca questo circolo vizioso? La partita di via Oberdan sciupata dietro scelte incoerenti e mezzi fallimenti è ancora lì, in parte aperta e in parte ormai compromessa. Non ci stanno bene lì, gli uffici comunali, lungo la via regale che porta verso la strada dei papi e del XX giugno?
Intanto, attorno alle zone difficili della stazione, il Comune annuncia la costituzione di una specie di task-force per affrontare in modo organico i problemi della sicurezza e del decoro urbano, della vita culturale e sociale. Tre assessori e un bel gruppo di tecnici e funzionari. Il metodo è buono, ma ci vorrà un sacco di tempo e qualche euro disponibile. Ora, siccome il tempo di questa amministrazione è vicino alla scadenza perché a primavera si vota, o i nostri assessori faranno i compiti a casa o li lasceranno a chi prenderà il loro posto. Beh, dovremmo augurarci che restino e che gli elettori ce li conservino.
Così, tanto per vedere come si fa a sistemare in quattro e quattr'otto la zona più degradata della città. Di sicuro cominceranno con lo steccone il cui costo, almeno, è già noto. 300 mila euro all'anno, 12 milioni in 28 anni. Un bell'investimento. La cultura va bene ma il mattone è sempre il mattone, la nostra assicurazione per la vecchiaia.

Renzo Massarelli
renzo.massarelli@alice.it

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