La grande bellezza

La grande bellezza

20 luglio 2013

20.07.2013 - 16:01

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Ormai è una specie di maledizione e, alla fine, dovremo pur farcene una ragione. Perugia, che è il paese che amiamo, come dicono con insopportabile retorica e con dubbia sincerità i politici che vogliono compiacere le grandi folle, non sta nelle grazie dei mass media. E’ un fatto, anche se non sempre. Per esempio, se si sfogliano le riviste d’arte, di viaggi, di costume, o semplicemente i settimanali di attualità il volto della città e le sue meraviglie risplendono sulla carta patinata come tante cartoline illustrate. Perugia, non solo è bella, ma è anche fotogenica e questo non è da tutte. Capita soprattutto ai centri storici che stanno in collina, in alto, e che mostrano le loro torri e le loro mura poste sempre un po’ a caso attorno ai pendii scoscesi come una grande corona regale.
Chissà, un po’ ci invidiano, e vorrebbero che oltre a essere belli fossimo anche bravi, capaci di conservarla, questa bellezza, e magari persino di creare altra bellezza, che è una cosa ancora più complicata. Ernesto Galli della Loggia è un editorialista del Corriere della Sera che a Perugia ha insegnato a lungo standosene in disparte e riemergendo talvolta in qualche convegno suscitando ogni volta le speranze di quella borghesia, che in questa città è quello che è, che spera da un tempo lunghissimo in un cambiamento politico e di classe dirigente. Così, a Palazzo dei Priori, a vedersi messi in prima pagina per la chiusura di una pasticceria, sia pure la più famosa della città, ci son rimasti male.
Che c’entra il sindaco con la chiusura di Sandri? ha risposto nervosamente Wladimiro Boccali. Beh, con la chiusura di Sandri c’entriamo tutti perché nasce da difficoltà finanziarie dell’azienda, si capisce, ma anche dalla mancanza di una legge di tutela e di sostegno delle botteghe artigiane storiche e di una politica che non capisce i problemi di un grande centro antico come quello di Perugia.
Non certo da oggi, certo, ma ancora oggi. Nella sua foga difensiva il sindaco Boccali arriva a sostenere che morto un locale se ne son fatti due, per dire, in via Mazzini, ma non dice che si tratta della riapertura di due esercizi già esistenti. Quel che dice il sindaco di questa città, subito dopo è, invece, molto chiaro, penosamente chiaro. “I giovani vogliono altro”. I giovani vogliono altro, quindi, la chiusura di Sandri appartiene al vecchio mondo che se ne va. Adesso si capisce perché questa amministrazione e anche quella precedente abbiano combinato così poco e perché da troppo tempo dobbiamo sopportare amministratori seduti nelle sale di velluto di Palazzo dei Priori desolatamente inadeguati rispetto alle esigenze di una grande città d’arte come Perugia, incapaci persino di capire il mortifero valore simbolico della chiusura di un locale come Sandri.
Oddio, non è che l’editoriale del professore sia un’opera che rimarrà nella storia del giornalismo. Lui vede che la grande bellezza dell’Italia delle cento città si sta perdendo tra i miasmi di un paese che deperisce, come se questo processo fosse una cosa di oggi e non erede del decadimento dei valori morali e civili già degli anni ottanta e da quegli anni sino a oggi, dalla volgarità delle televisioni commerciali, al costume corrotto di intere classi dirigenti del mondo dell’imprenditoria e della commistione di questo costume con quello della politica. Di quell’Italia delle cento città e delle sue virtù svanite ha fatto parte anche Perugia nel secolo scorso, ma anche negli anni lontani della civiltà dei comuni, nel Duecento, lì dove nasce la grande bellezza che non siamo più capaci di vedere e di conservare ancora fertile e che ha pur ispirato per secoli i nostri statuti, il senso profondo del nostro spirito democratico. La risposta degli amministratori di questa città doveva essere all’altezza di questi problemi, della tradizione politica, culturale, civile, di questa terra.
Ma a Perugia non c’è più nessuno che sappia parlare all’Italia delle cento città e neanche a quella miserevole della quale si duole Galli della Loggia il quale si augura alla fine del suo editoriale l’avvento di nuovi profeti democratici. Non bisogna dimenticare che tra questi c’è anche il figlio del campanaro del comune di Perugia. Chissà cosa direbbe di tutta questa storia Aldo Capitini, un profeta in anticipo sui tempi. Sempre.

Renzo Massarelli
renzo.massarelli@alice.it

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