Il Turreno tutto nuovo

23 febbraio 2013

23.02.2013 - 14:30

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Meglio così che niente, intendiamoci, però la sensazione che si prova entrando nel caffè Turreno messo tutto a nuovo dopo l'uscita della famiglia che l'ha gestito per tanti anni è quella di uno straniamento profondo. E' come trovarsi in un qualsiasi locale di un qualsiasi quartiere di Perugia. Non c'è più nulla che ti parli del Turreno, se non una targa collocata in alto appena dopo l'ingresso che ricorda il tempo difficile dell'antifascismo perugino. Anche quella testimonianza sembra ormai distante e come afona, non trasmette più sentimenti né senso di appartenenza. Nonostante la delusione, c'è da ringraziare chi ha scommesso su questo vecchio locale dipinto tutto di bianco con inconsapevole leggerezza. Del resto non si può pretendere che un nuovo gestore si debba per forza mettere sulle tracce del passato e farsene in qualche modo custode. I giovani che oggi frequentano il Turreno non cercano la memoria ma solo un aperitivo e uno spazio per fare quattro chiacchiere. Il mondo cambia. Qualche altro pensiero su questa città che cambia come cambia il mondo bisognerà però farselo venire in mente. La prima considerazione, amara, è che nel centro storico non c'è più quasi nessuno che consideri l'identità e la storia di una città come un valore aggiunto, come una forza la sua modernità senza tempo. Così, quando un locale storico chiude in una delle vie del tessuto antico di Perugia, si bada solo a seguire le regole rassicuranti dell'omologazione. Così hanno fatto questa fine il negozio di abbigliamento di Servadio, quello vicino di Veneziano con lo splendido arredamento del primo novecento, ormai introvabile, anche nelle case private, e tanti altri locali il cui nome è scritto ormai solo nelle vecchie cartoline. Forse c'è una legge segreta che dice che un negozio che esaurisce la sua ragione sociale, prima ancora che commerciale, muore per sempre e che, o viene amato e riconosciuto per quello che è sempre stato, oppure scompare, quasi volesse togliersi di mezzo in un mondo nel quale non si riconosce più. Però non è che il mondo cambi ovunque allo stesso modo. Lasciamo stare Parigi e suoi locali che sono lì dalla bella époque o Vienna dove anziane signore passano il pomeriggio a giocare a carte nelle stesse pasticcerie della loro infanzia. Questo succede anche in Italia, in molte città, e non solo a Roma o a Milano e Torino. Dunque, lo stesso straniamento che si prova entrando nel nuovo caffè Turreno lo si prova, alla fine, lungo il corso e le altre strade che ospitano, con qualche eccezione, negozi tutti uguali. Talvolta sono gli stessi commercianti a lamentarsi perché i perugini-non-vengono-più-in-centro, per non parlare dei turisti, sempre troppo pochi. Il fatto è che i turisti cercano il passato che non è rappresentato soltanto dai monumenti, dai palazzi storici e dalle opere d'arte. Cercano l'anima di una città, il suo linguaggio originale, tutto ciò che gli dice che hanno fatto un viaggio e che sono entrati in un mondo diverso e sconosciuto. Le città perdono di interesse quando il tessuto sociale ed economico non dialoga più con le ricchezze culturali delle quali è proprietario e custode, quando delle mura etrusche e medievali si preoccupano quattro gatti. Poi, certo, c'è anche un altro tipo di turista, quello che cerca il presente, il turista della contemporaneità, e che anch'esso lascia la sua città per cercarne un'altra che gli regali delle sorprese, magari un po' di divertimento, il turismo dei cosiddetti grandi eventi tra i quali, a Perugia, primeggia la grande kermesse del cioccolato che apre i battenti quando arriva il primo fresco autunnale. Ecco, questa offerta sembra davvero voler rispondere ai gusti del turisti dell'oggi e del presente, il mercato più facile da conquistare e più facile da capire, dove tutte le città sono uguali e poi diventano diverse per un giorno solo, magari per un week end. In questo mercato Perugia ha molto da imparare ma ben poco da guadagnare.

Renzo Massarelli
renzo.massarelli@alice.it

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