Le insidie delle strade

9 febbraio 2013

09.02.2013 - 15:17

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Una volta era il breccino, cioè esisteva questo materiale fine e inerte per sistemare le strade. In tempo di elezioni il breccino rappresentava la classica promessa elettorale che un comune doveva mantenere per riconquistare il consenso dei cittadini. Partiva un camion e la strada tornava come nuova. Negli Stati Uniti questa pratica non è roba del passato. Nelle zone di campagna ci stanno tornando dopo aver fatto quattro conti. L'asfalto costa troppo ed ha bisogno di manutenzione continua, quindi meglio le strade bianche. Certo, si va piano, ma tra le piantagioni perse nelle contee non c'è fretta, si può fare. Non sarà questa la rivoluzione del futuro, però l'idea che non tutto dev'essere ricoperto da un manto nero e che in qualche caso è meglio tornare alle vecchie abitudini è già di per sé una svolta importante. Questa svolta si chiama sostenibilità e senso del limite. In Toscana, per dire, le strade storiche del contado, in rispetto del paesaggio, restano così come sono sempre state. Nel passato le vie delle città erano tutte lastricate e una volta fatto il lavoro si stava tranquilli per molti decenni. Oggi non si guarda più al futuro perché siamo troppo preoccupati dal presente. Pensiamo all'oggi perché non ci possiamo più permettere di fare altro.
Lo stato pietoso delle nostre strade ne è la testimonianza più diretta. La parola manutenzione si traduce ormai con la pratica delle toppa. Si chiude un buco e poi un altro usando asfalto a freddo, finché dura. Così facendo si spende molto di più che rimuovere totalmente il manto stradale e rifarlo nuovo e questa è la logica del pagare a rate. Non conviene, ma è l'unico modo per andare avanti. A parte i rimborsi a chi di questa situazione deve fare le spese, cioè gli automobilisti, che ci costano decisamente cari. Rifare la copertura stradale, comunque, è una delle attività più lucrose per le aziende del settore, i cosiddetti signori dell'asfalto tirano su un guadagno sino al venti per cento risparmiando spesso sulla qualità del lavoro e sullo spessore del manto. La pratica più diffusa e deleteria è quella di collocare, nel tempo, uno strato sopra l'altro così che il livello della strada sale sino al marciapiede e, in qualche caso, anche oltre. Viaggiamo su strade composte da tante pagine diverse, cresciute le une sulle altre, che con il tempo si sfibrano come faglie incompatibili. Su quelle faglie c'è scritta la storia delle nostre opere pubbliche e della nostra miopia.
In Italia, per la manutenzione di queste vie di comunicazione si spendono cinque miliardi ogni anno. Se le nostre strade sono piene di buche possiamo prendercela con il sindaco o con il presidente della provincia o con l'Anas. Di sicuro hanno le loro responsabilità e molte cose si potrebbero fare meglio, ma poi si deve pensare che si tratta anche di un problema strutturale che peserà sempre di più sulla qualità della vita delle persone. Le cosiddette opere pubbliche saranno sempre meno pubbliche e sempre di più legate a interessi privati così che si potrà intervenire di preferenza solo dove, di fronte alla spesa, ci potrà essere un tornaconto e la prospettiva di una tariffa da incassare. E' così che succede per le autostrade. Ecco, per avere un qualche servizio dovremo pagare sempre di più mentre la presenza pubblica lentamente si ritrae.
Non solo per le strade, si capisce, e non solo per gli stessi servizi sociali, ma per il senso di padronanza che stiamo perdendo nelle città e nel territorio. Tutto avrà un prezzo, come nei grandi parchi di divertimento. Così succede per la nostra strada più importante, la E45, che ha bisogno di interventi per la stessa sicurezza di chi la usa, soprattutto nel tratto appenninico. La mancanza di finanziamenti pubblici rende incerto il futuro di una infrastruttura strategica per l'Umbria. Così si decide di spendere, paradossalmente, molto di più di quel che sarebbe necessario per trasformarla in una vera e propria autostrada. Ci penseranno i privati a costruirla, in parte con i loro soldi, e noi saremo chiamati a fermarci ai caselli per il pedaggio, che incasseranno loro per trent'anni. Dunque, perché la E45 è piena di buche? semplice, perché è gratis. Se non si paga non si ha diritto neanche di protestare. Così andrà il mondo che ci aspetta. Dobbiamo saperlo. E prepararci, a meno di provare a cambiare le cose. Se ne saremo capaci.

Renzo Massarelli

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