Anche i cedri si stancano

26 gennaio 2013

26.01.2013 - 15:33

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In pochi giorni ne sono venuti giù due a poca distanza l’uno dall’altro, ma con discrezione, lentamente, non proprio senza far danni perché per alberi così grandi costretti a vivere in spazi ristretti è davvero difficile, ma comunque senza far danni alle persone, che è la cosa più importante. Di cedri del Libano nella Perugia degli anni venti, cioè nella città appena uscita dalla mura antiche e in cerca di nuovi spazi lungo le vie scoscese che finivano in basso, ce ne sono molti. Devono fare da ornamento in piccoli giardini accanto a importanti palazzine figlie di un’epoca felice dell’edilizia, dove non si badava a risparmiare sulla misura delle stanze. Le strade di via Fonti Coperte sono strette e ripide e i cedri sono cresciuti per quasi un secolo in un posto scomodo, dove è difficile trovare un equilibrio, come succede del resto anche in gran parte della città antica. Cento anni per un cedro non sono molti, si può avere di più dalla vita, ma diventano persino troppi se un albero così monumentale non cresce dritto ed equilibrato. Quelli di via Fonti Coperte in cento anni non sono riusciti a trovare con il tempo la misura del loro spazio, così si sono incurvati sempre di più. Stare in equilibrio con il peso tutto spostato da un lato è difficile per tutti, ma come si fa a cambiare la postura di un albero così grande? Così, alla fine, anche i cedri del Libano si stancano e vengono giù di colpo davanti agli occhi stupiti degli uomini che hanno creduto per così tanto tempo che via delle Fonti Coperte fosse un posto per qualsiasi albero. Ma gli alberi non sono come le palazzine degli anni venti che stanno sempre in piedi nonostante siano state costruite sui bordi dei fossi e su così forti pendenze. Gli alberi, per crescere dritti, hanno bisogno di avere tanta luce attorno e da tutti i lati, se no si piegano per cercare il sole da qualche parte. Per questo i cedri del Libano non amano crescere accanto alle palazzine degli anni venti che sono belle ma fanno troppo ombra. Solo gli uomini non si curano troppo della case che costruiscono e delle città che crescono attorno a loro. Gli uomini si adattano perché hanno allontanato un po’ alla volta dalla loro memoria il senso del rapporto con la natura. Così si stupiscono se qualche volta un albero cade al suolo nel loro giardino. Alla Regione, per dire, si sono accorti che l’aria che respiriamo non è un gran che, soprattutto nelle aree urbane dove c’è molto traffico. Non è una grande scoperta, lo sappiamo tutti che il traffico inquina e anche i riscaldamenti domestici. Così hanno scritto un documento dove è elencata qualche cura ma anche qualche sconfortante palliativo a questa malattia del nostro tempo che si chiama inquinamento. Tipo la riduzione della velocità nelle nostre strade, il rinnovamento delle caldaie domestiche, il divieto di transito degli autobus nei centri urbani, la limitazione del traffico privato nei centro urbani. Cose ragionevoli, come è già stato scritto sabato scorso su questo giornale da Sergio Casagrande. Solo che è un po’ tutto il sistema delle autonomie locali che dovrebbe fare una riflessione un po’ più seria su alcuni nodi centrali nella vita di questa regione. Un bruciatore dei rifiuti è una cosa un po’ più grande di un caminetto, e gli impianti di biogas in agricoltura stanno diventando un nuovo affare sul versante delle energie rinnovabili più che una opportunità per migliorare l’ambiente. E come stiamo messi con i nostri parchi regionali? E con il consumo del suolo e l’abbandono dei terreni coltivabili? Ciò che dovrebbe fare una regione avveduta sul tema della salvaguardia dell’ambiente è migliorare il trasporto pubblico, incentivarlo, e smetterla con queste battaglie di retroguardia sulla moltiplicazione delle superstrade. Bisogna diminuire il traffico privato, non costruire altre opere inutili. Un esempio? La trasformazione in autostrada della E45.Sequesto progetto che la Regione sostiene amorosamente fosse realizzato si riverserebbe lungo la valle del Tevere e poi oltre, sino a Orte, un mare di autocarri talmente grande da scaricare sui terreni e nell’aria di questa regione una quantità tale di gas velenosi da far sembrare il documento predisposto dalla Regione solo uno scherzo di pessimo gusto. Anche i cedri, alla fine, si stancano.

Renzo Massarelli
renzo.massarelli@alice.it

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